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venerdì 30 gennaio 2026

Quasi 1 ora e 40...





"Quello come lo faccio?". 
Il mio pensiero intorno al 18° km di Novara è stato questo: un cavalcavia che non mi aspettavo e che si stagliava in tutta la sua maestosità davanti ai nostri occhi. In realtà il mio pensiero si è poi dileguato per fare spazio ad altri meno politicamente corretti che riguardavano coloro che avevano deciso di piazzarlo proprio lì, a 3 km dalla fine  Maledetti! Testa bassa, testa bassa, testa bassa! 
Novara. Ci ho lavorato, non mi piace granché come città; la trovo chiusa, opprimente, con un non so che di velata tristezza. Poi però ci vado ogni tanto: un aperitivo allo Sgasometro per ricordare i tempi che furono, il Coccia, la Sala Borsa...qualcosa di positivo lo devi trovare. Via XX settembre e il mercato all'angolo, quello delle nostre pause pranzo quando ti facevi tagliare la mortazza e te la facevi mettere direttamente dentro il panino appena comprato. Che era ancora caldo e fragrante. Sembra ieri ma sono passati 15 anni. 15. Il tempo che va da quando son venuto al mondo fino al rigore di Baggio calciato alle stelle al Rose Bowl di Pasadena . Fa riflettere.

"Novara la salto". Si, non s'ha da fare a sto giro: poca testa e poi ste mezze ultimamente mi vanno storte. 
1) Novara Half Marathon 2025: sono sotto medicinali, le gambe vanno poco e alla salitella se non ci fosse la Power mi ritirerei. La chiudo stremato. 
2) Scarpadoro 2025: al km 20,4 il cervello si spegne. Mi sono rotto le palle di correre, mi fermo. Mancano 700 metri. Frega niente. Se non avessi la borsa allo stadio me ne andrei a casa diretto visto che sono lì a meno di 300 metri. Poi riprendo a correre e scopro di aver fatto comunque un bel tempo. "Testa di... pensa se non ti fossi fermato!'.
3) Vitoria Gasteiz: 600 metri. Febbre e nausea. Freddo. La desideravo da tanto (la gara, non l'influenza intestinale!) e invece torno in hotel con la faccia da alieno.
4) Corripavia 2025: al km 16 stop. Dolore. Bestemmia. Mi fa male. Cammino. Ciao.

No, la mezza deve avere un conto in sospeso col sottoscritto. Dovessi fare Novara come minimo mi becco la lebbra o la peste bubbonica. Sicuro qualcosa deve andare storto.
Di botto, d'istinto mi iscrivo: prima o poi questa maledizione finirà...e difatti qualche giorno dopo mi faccio male, facendo le ripetute, ad un muscolo chiamato capo lungo che manco sapevo di avere e che un medico mi ha fatto scoprire. "Io fossi in te starei a riposo almeno 15 giorni". Bene, ma non benissimo.
Decido di seguire a modo mio il consiglio del medico e mi metto subito a correre: vada come vada.

Giorno della gara. Ore 08.15. "Cazzo ho dimenticato il tutore del ginocchio!". Ah no, eccolo! Un po' di riscaldamento, mi piace come temperatura. Ci sono i pacers. 1h e 45 palloncino color senape e 1h e 40 color giallo acceso. Scambio qualche parola con una pacer 1h e 40: "Allora sei dei nostri oggi?" "See figurati, mi piacerebbe ma già normalmente mi manca 1 minuto, oggi minimo 5, ad andare bene"
"E che ne sai? Le mezze sono strane!"
Da oltre 1 anno ho un obiettivo personale sulla mezza: stare sotto 1h e 40. Non so perchè ma la vedo come una sorta di chiusura del cerchio. Realizzabile? Non lo so, non ne ho idea. So benissimo che per la maggior parte di chi corre non è che sia poi tutta sta impresa...ma io mi definisco un runner della domenica perciò...
Non ho velleità competitive; io corro perchè mi fa stare bene non perchè devo dimostrare ad altri che son meglio di loro, figuriamoci poi su una strada...
Partenza, e dopo circa 1 km mi superano anche i pacers 1h e 45, ma già lo sapevo. Per la prima volta decido di correre libero, suonasse pure il garmin! Corro e penso a tante cose. Tante. Ad un certo punto mi fisso sul fatto che non ricordo come si intitola il terzo capitolo dei cinque totali della Waste Land. Giuro. Non so perchè mi sia venuta in mente: The Burial of Dead, A Game of Chess, vuoto , Death by Water, What the Thunder Said. Credo di aver passato un buon quarto d'ora ad arrovellarmi il cervello. Niente. Sono talmente in fissa che salto il ristoro del 5° km, poi mi viene in mente: The Fire Sermon. Finalmente! E nel frattempo mi accorgo di aver recuperato i pacer 1h e 45. Li supero e decido che proverò a stare nel mezzo tra loro e quelli di 1h e 40. Do un'occhiata al Garmin (e vabbè la tentazione è troppo forte) e vedo la proiezione sulla mezza: 1h e 42 minuti e tot. Buono dai! Inizio ad affrontare qualche discesa con quella che io chiamo "la tecnica dello sbronzo" (mi raccomando la "B") ovvero busto avanti e braccia molli come se stessi inciampando. Probabilmente è una tecnica utilizzata da tutti ed ero l'unico a non conoscerla ma funziona eccome. Dopo 2 o 3 discese così la proiezione va ad 1h e 40. Oh ma questi sono i pacers dell'ora e quaranta! Sono al 15esimo. 1h e 39, 40. Oh cavolo! 
1h 39 e 35. 1h 39, 30. I pacers 1 h e 40 sono dietro. Mancano 3 km. Il cavalcavia. Busto avanti e sguardo in basso per non guardare la salita: funziona. Altra discesa da sbronzo. 1h 39 e10. 1km. Li comincio a capirci poco. Cioè dopo tutto sto casino e sto periodo folle vuoi vedere che...Manca sempre meno. "Adesso mi viene un crampo", "Adesso inciampo", "Adesso scoppio". Viva la positività. Vedo il traguardo e sprinto. Arrivato. Oh ma ce l'ho fatta! Passa un minuto e non ci credo. Poi piango. Come se ad un tratto il peso e il fiato corto di questi mesi fossero vomitati fuori. Per un attimo ci penso: "Cazzo mi piacerebbe adesso andare sotto 1 h e 35!" ma poi mi dico che no! devo godermi il momento. Per molti miei "colleghi" correre una mezza in 1h e 39 è come prendere un bicchiere d'acqua: onestamente li invidio. In modo sportivo e sano ma li invidio. Per me è come aver scalato l'Everest senza ramponi.

Prossimo obiettivo? In realtà ne avrei due, anzi tre ma...una cosa alla volta. Per ora mi accontento...poi si vedrà!

KOR

LC




 



martedì 11 novembre 2025

Parlando del più e del meno




"Oh ma mi devi dire perché corri!"

Ragazzo non lo so, forse è un qualcosa che sento come necessità primordiale, come un qualcosa che è sempre acceso dentro di me. Credo che il Correre ti permetta di iniziare una nuova avventura; oggi ho avuto modo di pensare che quello che mi piace di una gara non è tanto l'arrivo e molte volte neppure la gara in sé: amo la partenza. La sensazione di trovarmi sulla linea, in solitudine con me stesso  eppure al contempo con altre centinaia di persone, ognuna della quali con un obiettivo diverso, con ansie, paure e aspettative differenti. Quello è il momento nel quale hai deciso di cominciare, di metterti in gioco senza sapere come andrà a finire, anzi cosa succederà da lì a breve. Ma non importa: importa esserci. Importa esserti vestito, avere rinunciato al solito,  a quello che è comodo e garantito per andare a provare e a tentare qualcosa di nuovo. E se andrà male? Non avrai rimpianti ragazzo, fidati! Non potrai mai crucciarti su un maledetto "chissà cosa sarebbe successo se...". È tanta roba!

"See vabbè ma perché sbatterti quando stai bello comodo in casa? Sei fuori?"

A chi non piace la comodità? Io sono il primo ad amarla. Sono un fottuto abitudinario, con i miei riti e i miei tempi scanditi con precisione ma sai...alle volte occorre shakerare il tutto. Scuotere, se meglio ti garba il verbo...Perchè stare fermo alla lunga logora. E' una comodità solo apparente quella. "Chi si ferma è perduto!" diceva il Principe Antonio De Curtis. Piuttosto rallenta, guardati intorno ma non fermarti ragazzo. Prendi un respiro e vai su quella linea. Aspetta lo sparo e poi parti. E se ti farai male dopo 10 metri, 1 km o 20 km poco importa: intanto sei partito. C'è gente che rimane ferma tutta la vita..ti sembra poco?

"Si  puo' darsi che tu abbia ragione ma il problema è che gli altri son più bravi di me e lo so. Chi me lo fa fare di fare figure?"

Sai cosa penso? Che molte volte quando sono sulla linea di partenza in attesa dello start provo la sensazione di essere io contro me stesso. Sono io che devo migliorarmi, sono io che devo dimostrare che oggi sarò più bravo di ieri. Ognuno è un piccolo mondo. Alle volte mi è capitato durante una gara di intestardirmi nel voler superare chi era davanti a me e che era palese fosse più bravo, perlomeno in quel giorno e sai cosa è successo? Non solo non ce l'ho fatta ma ho persino perso l'occasione di migliorare me stesso per il troppo volere fare. Bisogna conoscere i propri limiti ragazzo e occorre accettarli. Non è debolezza: è consapevolezza. E' intelligenza. Non è sapersi accontentare: è conoscere a fondo se stessi. Solo accettando qualcosa di reale e tangibile ti permette di costruirci sopra qualcosa che ti farà andare più veloce.

"Si ma allora vincere non conta nulla scusa?"

Certo che conta. Ma più di tutto conta accettare di competere. Se sai in cuor tuo che in quella gara, in quel giorno, in quella città non ne hai proprio non è comunque una buona scusa per rinunciare. A distanza di mesi sai quale è stata la gara che mi ha dato più soddisfazione? La Mezza di Vitoria Gasteiz.

"Ahahaha, ma se dopo 500 metri ti sei ritirato...e sei pure andato fino a la per nulla!"

E' vero ragazzo, mi sono ritirato. Ma sai che c'è? Quella mattina avevo 38.5 di febbre, lo stomaco a pezzi. Il mio hotel era a circa 2 km dalla partenza. Cosa avrei dovuto fare? Sapevo in cuor mio che non sarei stato in grado di correre per più di 1 km., altro che 21 km Lo capivo mentre camminavo verso lo stadio. Avevo freddo, sonno, ero incazzato. Mesi che aspettavo quella occasione. Mesi di preparazione. Li vedevo scivolare come l'acqua sul marmo...Al via dopo 560 metri ho detto stop. Ho ascoltato il mio corpo. E ho pianto, cazzo se ho pianto. Come un bambino che apre un regalo di natale non desiderato. Come per un amore non corrisposto. Rabbia, frustrazione. Poi col passare delle settimane ho iniziato a capire che andare dall'hotel allo stadio è stata una sfida che ho portato a termine. E sono pure partito. Altri magari si sarebbero pianti addosso tutto il giorno nel letto...io perlomeno ho pianto in strada!"

"Chissà che vergogna eh!"

Beh un po' si... ma in fondo siamo fatti di sentimenti, mica siamo dei cinghiali laureati in matematica pura!

"Mah, a pensarla così però sembra che alla fine tu faccia confusione tra sport e vita...sono due cose ben diverse eh...Dai!"

Guarda sai che però non c'è poi tutta questa grande differenza? Ho avuto modo di sentire questa storiella tanto tempo fa da uno che di queste cose se ne intende e te la voglio raccontare perchè secondo me fa al caso nostro. Tu dici che la nostra vita non è uno sport? Ok. Allora ritagliamoci una immagine che tutti noi (spero anche tu ragazzo, me lo auguro) abbiamo avuto modo di impersonificare. Siamo negli anni 90, gli anni civili senza cellulare o whatsapp. Gli anni delle cabine telefoniche, delle cartoline, delle lettere. C'è un ragazzino di 15/16 anni, intorno a fine agosto, autostrada A14 direzione Nord, che siede sul sedile posteriore e ha la testa appoggiata al finestrino. Guarda fuori e sospira. Nello stesso momento a circa 250 km c'è un'altra macchina e anche li dietro c'è una ragazzina, ha circa 14/15 anni. Anche lei ha la testa appoggiata al finestrino. Anche lei sospira. Sai cosa hanno in comune? Che stanno facendo sport.

"Eh?? Ma che cazzo vuol dire scusa?"

Si, esattamente. Sono alle prese con la loro prima sfida. L'amore. Ti sembrerà incredibile ma in quel preciso momento loro sono in campo. Sono in gara. Stanno correndo ma il problema è che non si vedono e non sanno se uno sarà più forte dell'altro. La ragazzina non sa se il ragazzino sarà più scaltro, più bastardo, se correrà via senza aspettarla. E viceversa. L'unico modo per saperlo lo stanno sperimentando in quel preciso istante. Lo sapranno alla fine del viaggio. Sono in competizione tra loro e sanno che ognuno di loro dovrà fare il massimo per ottenere un bel risultato. Poi magari non sarà sufficiente ma questa è un'altra storia. Se non è sport questo allora cos'è? Tu ogni giorno che vai al lavoro provi a migliorarti; provi a svolgere una determinata mansione con più lucidità, con più zelo. Cos'altro stai facendo se non competere con te stesso? Non stai forse provando a migliorarti come un maratoneta prova ad abbassare il tempo, il SUO tempo durante la gara? Si ragazzo, che tu lo voglia o no la vita e le sue molteplici sfaccettature sono uno sport o se meglio preferisci una corsa quotidiana.

"Vabbè ascolta...non so se mi hai convinto ma nel frattempo ti va una birra?"

Una Guinness grazie!

KOR

LC 





giovedì 18 settembre 2025

9 MALEDETTI SECONDI

Questo post nasce per scherzo, o meglio, l'ispirazione per quanto verrà scritto e letto nasce da una situazione apparentemente frivola e senza nessuna pretesa d'insegnamento. Domenica mi trovavo a guardare in TV la finale dei 100 mt maschili ai Mondiali di Atletica in quel di Tokyo e durante la presentazione degli atleti (che ammetto di non conoscere granché) l'occhio mi è scappato sulla bandiera di un paese che li per li non avevo riconosciuto: celeste con una striscia nera orizzontale nel mezzo. All'inizio l'avevo confusa con quella delle Bahamas (leggermente simile) e poi con quella di Barbados (non c'entra una cippa) salvo poi avvicinarmi alla TV e leggere la dicitura BWA: nonostante mi piaccia la geografia e sia abbastanza bravo con bandiere e capitali devo ammettere che quelle 3 lettere mi dicevano poco e/o niente e così ho dovuto cercare sul telefonino per risolvere l'enigma: Botswana. A nord del Sud Africa, repubblica parlamentare con capitale Gaborone, un nome che mette allegria, vai a sapere perchè...



Giamaica - Kingston, USA - Washington D.C. , Canada - Ottawa. E alla fine arriva Botswana - Gaborone con Letsile Tebogo a rappresentare il suo paese. Tebogo: mi piace il nome, suona allegro, come la capitale e percio' tiferò per lui. Ha possibilità di vincere? No. So che se la giocheranno i reggaez boys e l'amerigheno ma ho una simpatia innata per gli sfavoriti, per gli outsider, per quelli che ci provano ma che tanto sanno già che non ce la faranno. Deve essere atavica come cosa.

I 100 mt mi affascinano come sport. Che non vuol dire che mi piacciano particolarmente più delle altre discipline, sia chiaro, ma il fatto di dover concentrare tutta la tua energia, la tua potenza e la tua mente in quei 9/10 secondi è un qualcosa che ritengo essere destinato a uomini/donne con una marcia mentale in più. O quantomeno con 2 palle (metaforicamente parlando) grosse come due cocomeri. A me prenderebbe l'ansia tachicardica anche se dovessi correrli alla Sagra delle Lumache di Pizzighettone, figuriamoci in una gara competitiva e figuriamoci ad un mondiale. Una mezza maratona mi darebbe (anzi, mi da) meno ansia forse perchè li ho la possibilità di nascondermi tra la moltitudine di persone che gareggiano e anche la consapevolezza di non finire ultimo. A ben pensarci secondo me non esiste l'ultimo in una mezza o in una maratona: male che ti vada uno dietro lo troverai sempre, deve essere così per forza. Nei 100 metri invece avrei quella sensazione, quell'idea di essere messo in vetrina o sotto la lente di un microscopio e vivisezionato pezzo per pezzo, fotogramma per fotogramma, muscolo per muscolo, movimento per movimento. A mio parere un centometrista vive le stesse sensazioni di un portiere di una squadra di calcio: se fai una buona partita / una buona corsa verrai magari notato ma se commetti una sciocchezza o prendi una topica clamorosa stai pure sicuro che non passerai inosservato. Un centrocampista che sbaglia un passaggio cade nel dimenticatoio dopo 30 secondi, un attaccante che sbaglia un gol fatto magari ci impiega qualche attimo in più ad uscire dai radar...ma il portiere! Il portiere no! Non ha il privilegio dell'essere uno dei tanti. 

A tal proposito ricordo ancora perfettamente un episodio avvenuto durante la finale di USA 94 tra Italia e Brasile e la ricordo ancora più del rigore di Baggio: la papera di Pagliuca che si fa scappare un pallone innocuo dalle braccia e che fortunatamente colpisce il palo e ritorna in campo. La sottile linea tra la salvezza e la dannazione perpetua.



Provate ad immaginare: sogni di giocare una finale di un mondiale di calcio, realizzi il tuo sogno dopo anni di impegno e sacrifici e poi basta una frazione di secondo per farti crollare tutto addosso. Reset totale ma molto probabilmente senza neppure la possibilità di ricominciare da zero o da tre, come diceva Troisi. Non ricominci proprio. Sei segnato come quello che "ci ha fatto perdere il Mondiale": mica poco come etichetta da portare eh? Una lettera scarlatta in chiave contemporanea.

Cosa diavolo c'entra il nostro Letsile in tutto ciò? C'entra, c'entra. Sono tutti sulle posizioni di partenza. Davanti a loro 100 metri e dietro di loro mesi di preparazione, di sacrifici, di scatti, di palestra, di tecnica e di alimentazione corretta. E tutto per cosa? Per essere l'uomo più veloce del mondo. E lo devi dimostrare in meno di 10 secondi. Non hai tempo per una esitazione, per un passo fatto male. "On your marks". "Set..."

Chi non ascolta i Pink Floyd non puo' capire cosa sia la musica; se poi non ha mai ascoltato Dark Side of The Moon allora tanto vale tagliarsi le orecchie. C'è in quel concept album la traccia Time nella quale si dice tra l'altro:

And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun

E poi un giorno scopri che dieci anni ti hanno voltato le spalle
Nessuno ti ha detto quando correre e ti sei perso lo sparo della partenza

Letsile lo ha perso. Non come intendevano Waters e soci ma lo ha perso. O meglio, se lo è creato da solo. Lo ha anticipato. In TV me ne sono accorto subito: vedi gli altri fermi sui blocchi mentre lui è già avanti di circa 2/3 metri. False start!



Meno di un secondo per rovinare un progetto, un'idea, un sogno. Cosa ti scatta nella mente? Ne sono valsi la pena tutti quei mesi addietro di fatica e sudore? A che pro? Avresti vinto o avresti perso? Come sarebbe andata? Ah se si potesse tornare indietro...giusto di qualche secondo eh! No, non si può. L'unica cosa che puoi fare è chinare la testa e andare avanti. Ho provato ancora più simpatia per Letsile (sia detto per inciso, manco so come si pronuncia il suo nome) perchè ha concentrato in quell'attimo le molteplici esperienze di tutti noi: un esame andato male dopo settimane di studio, una mancata gratifica dopo mesi di duro lavoro, una spaghettata troppo scotta per un attimo di distrazione sul cellulare mentre cucinavi. Colpa mia, colpa tua, colpa sua. Colpa di nessuno, è andata così.

Coraggio Letsile! E' stato un piccolo dramma sportivo il tuo ma quantomeno hai aiutato parecchie persone a sentirsi vicine ad un finalista mondiale dei 100 metri. In un'epoca di supereroi, miti inarrivabili e nuovi idoli in fondo in fondo non è forse questa la vittoria più bella? La tua e la nostra.

KOR!

LC





 









venerdì 27 giugno 2025

5 chiacchiere con...

 




Eccoci ad un nuovo appuntamento con la rubrica 5 chiacchiere con...causa problemi tecnici abbiamo dovuto posticipare la pubblicazione della nostra chiacchierata di qualche giorno ma alla fine eccoci qua, anzi, eccola qua! Chi? Ah giusto mi ero dimenticato di presentarla, la nostra Ivana Penini, runner e mamma sempre in movimento e sempre attiva!

Anche lei, come i suoi predecessori, ha deciso di sottoporsi al fuoco amico delle nostre domande per farci conoscere qualcosa di lei; di questo la ringraziamo e la ringraziamo anche per la pazienza.

Ready? Ok, solita raccomandazione, cinture allacciate e si parte!

Via!


1) Domanda semplice: perché corri? Cosa ti spinge a farlo?

Corro perché...mah, boh.

Corro per non stare ferma. Corro perché non ho bisogno di strutture/attrezzi per farlo: infilo le scarpe e vado. Facciamo così: ho iniziato a correre perché dopo le Spartan, segnata nel profondo dall'ultima Ultra (52km di "ma chi stracaxxo me lo ha fatto fare") non potevo e non volevo stare ferma.

Da qui ho iniziato a pensare a quale potesse essere il mio nuovo obiettivo...ed eccolo: la maratona...sì proprio LEI.


2)   Come hai conosciuto i Buccella Runners?


Arrivo nei Buccella perché per una che non ha mai corso, se entro la fine di quell'anno volevo correre la mia prima maratona, capivo che avevo bisogno di confrontarmi con chi già correva. Branda lo conoscevo già per via delle Spartan fatte insieme; sapevo che lui già correva coi Buccella e da lì...mi sono iscritta. 


3)  Gare “vere” o tapasciate? Quali ti danno più soddisfazione


GARE VERE! Non fraintendere: divertenti le tapasciate, ci vogliono anche quelle! ASSOLUTAMENTE! Ma io ho proprio bisogno della gara da preparare, quella per la quale quando mi alleno mi immagino già sul percorso, mi trovo a fantasticare mentre percorro gli ultimi 200 metri tutti d'un fiato o meglio ancora, se si tratta della "regina", mentre appena superato il cartello che segna il passaggio al 41km fatico a vedere dove metto i piedi perché l'emozione è così grande che...si piange.
Se non avessi l'obiettivo della gara, probabilmente uscirei a correre una volta ogni non so quanto.

4)  Cosa diresti per convincere una persona ad unirsi a noi Buccella Runners ?

Direi che il nostro gruppo è così ben assortito che diventa difficile non riuscire a ritrovarsi in qualcuno di noi: c'è chi cammina, chi predilige gare brevi, chi lunghe distanze, chi i trail, ci sono tra noi anche triatleti e chi fa tutte queste cose!


5)  C’è una gara che non ti ha soddisfatto e che vorresti rifare per prenderti una “rivincita”?


Questa domanda mi mette un pochino in difficoltà. Non saprei. Mi capita che se la gara non è andata secondo i piani, non è proprio detto che io abbia tutta sta voglia di rifarla. 
Forse l'ultima, la Cortina-Dobbiaco, diciamo che non ero in formissima. Mi sono resa comunque conto che nonostante la distanza, lo sterrato (sono abituata all'asfalto) ed il dislivello (non è tanto, ma sono comunque cresciuta in Lomellina)...ecco: so di poterla chiudere meglio.

Ringraziamo Ivana per il suo tempo e come premio..ecco la canzone da lei scelta (che tra l'altro al sottoscritto piace molto!! Brava!!)

KOR!




giovedì 12 giugno 2025

5 CHIACCHERE CON...





Eh si, siamo tornati con la nostra rubrica "5 chiacchiere con..." lo spazio dedicato a voi Buccellas dove ci parlate di voi, anzi, ci raccontate di voi! D'altronde non potevamo lasciarvi rimanere esclusivamente in balia della pur bravissima Fagnani e del suo Belve perciò ci abbiamo dato dentro e nelle prossime settimane andremo a recuperare il tempo perduto...perciò...stay tuned!

Erica & Cinzia, la Giò, la Ross & il sottoscritto: 4 ladies e un (poco) gentleman...occorreva riequilibrare la parità di genere percio' oggi è il turno di un rappresentante maschile, o' professore, aka Francesco Toti! Inflessibile sui banchi di scuola, metodico nelle gare (sarà davvero così? A breve la risposta), classe 1975 ma con lo spirito da scugnizzo...Un campano atipico, tifoso della Juve, cosa che lo costringe, immaginiamo, ad una vita sotto scorta quando ritorna nei suoi luoghi natale...Lo ringraziamo per il tempo che ci ha concesso e che ci permetterà di andare a carpire qualche suo segreto e alla fine per una volta sarà lui a trovarsi dall'altro lato della cattedra e ad essere giudicato... 

Siamo pronti, hold tight, e buona lettura guaglio'!





1) Quando comincia la tua passione per la corsa?

Ho ricordi di corse adolescenziali. Finita la scuola, l'appuntamento per “andare a correre” di buon'ora, per tenersi in forma. Corse molto sporadiche con gli amici, ma comunque corse. Forse è dopo i 30 che sono diventato un corridore stagionale serio, assiduo. Sono arrivato in Padania a 31 anni, e correvo nellacollezione primavera-estate, che con le nebbiacce di ottobre mai e poi mai.

2) Come nasce la tua storia nei Buccella?

Inizia in un mese di settembre (doveva essere il 2014) , quando lessi di una corsa che partiva da corso Torino. Chiudevano un pezzo di strada davanti casa mia per organizzare “Corso Torino c'è!”: gonfiabili, street food, birra, associazioni, bancarelle e anche una corsa, che andava verso il Naviglio Langosco e tornava indietro passando per il Casello. In quella circostanza mi feci la mia bella corsa e vidi tante persone che correvano insieme e si conoscevano. Sapevo dell'esistenza degli Escape, ma qualcuno nominò anche questo gruppo dal nome strano ma “orecchiabile”. Buccella. Ricerca su Facebook, messaggio e risposta immediata che mi invitava ad andare una domenica al Palazzetto. Ecco il mio debutto. Fu molto importante per me: ero a Vigevano da un po' di anni e in pratica, al di là dei colleghi della scuola, non conoscevo nessuno. Eravamo un gruppo all'interno degli Escape, poi ci siamo messi in proprio e abbiamo fondato l'ASD.

3) C'è mai stato un momento durante una gara in cui hai detto “basta mi fermo”? Come lo hai superato?

Ci sono corse in cui ho sofferto tanto, ma non ho mai pensato di fermarmi. In genere faccio scattare la “modalità arrivo” e cerco di andare avanti senza stramazzare, che la prossima volta giuro mi preparo bene, mi presento al traguardo più allenato, più ripetuto e più magro, e faccio il personal best, che poi puntualmente rinvio alla gara successiva.



4) Una gara evento alla quale sei molto affezionato e perché?

Correre un posto, correre una città, è un po' come farla tua, farci amicizia, guardare luoghi e anfratti che altrimenti non noteresti mai. Più che alle gare penso ai luoghi e alle emozioni. Cascina Castellana quando allagano le risaie, il porto di Agropoli, partire da Ponticelli e correre fino al museo di Pietrarsa a Portici o lasciare l'auto al parcheggio Brin e correre fino a Piazza San Luigi a Posillipo. Tutte le città dove ho lasciato un po' di suola delle mie scarpe le porto dentro.

5) Si vive per correre o si corre per vivere?

Cazzosei Marzullo? (N.d.a...vabbè ho capito che preferisce la Fagnani...) Correre mi fa sentire vivo. La corsa è meritocratica: ti ripaga, non fa sconti; quando prendo il giro buono e inizio a correre 50km a settimana mi sento benissimo. Nu lione! Spero di poter correre più a lungo possibile.

E' ora il momento della canzone...devo dire che mi ha spiazzato! Avrei scommesso su un Pino Daniele d'annata (tipo Yes I Know My Way o I say i' sto ccà) ed invece ha ribaltato gli schemi con questo peraltro bellissimo pezzo!




KOR! (anzi...CCG)

LC

giovedì 10 aprile 2025

Tu chiamale se vuoi emozioni

Ennesimo appuntamento con i racconti dei nostri runner; uno spazio dedicato a far uscire emozioni, paure, gioie, pensieri, legate al nostro mondo del correre ma che poi in realtà spessissimo si riflettono sulla nostra vita di tutti i giorni. Nelle puntate precedenti l'attenzione era sempre rivolta alla regina delle gare, la Maratona, ma oggi invece si parlerà di una distanza inferiore ma pur sempre impegnativa: la mezza! Avevo avuto modo di leggere questo pezzo della nostra Cinzia qualche mese fa, curiosando su Instagram, e mi era rimasta impressa quell'espressione "E' BELLISSIMOOO!" con quelle O declinate all'ennesima potenza che mi aveva davvero strappato un sorriso perchè racchiudeva nella sua semplicità quella che dovrebbe essere (lo auguro di cuore a tutti, nessuno escluso) l'essenza del nostro vivere: la felicità. Non tanto la felicità assoluta, forse un'utopia per il nostro mondo, ma quanto la felicità del momento, quella del singolo istante, quella che cancella per un'ora, per un minuto o per una frazione di secondo tutto il resto. C'è una bellissima frase di uno dei miei autori preferiti, Gabo (al secolo Gabriel Garcìa Màrquez), nell'opera Del Amor y Otros Demonios che dice testualmente: No hay medicina que cure lo que no cura la felicidad ovvero Non c'è medicina che guarisca quel che non guarisce la felicità...Ecco, forse sta tutto li. E' la felicità che si prova alla fine di una mezza, di una maratona, di una 10 km, di una 5 o anche solo dell'allenamento della domenica, con la musica nelle orecchie mentre si pensa a cosa preparare per pranzo e quale birra abbinare: ognuno ne ha una personale (non parlo della birra eh! cioè si anche quella) e la vive e la prova come meglio crede!

Dannazione, ho il vizio di dilungarmi in queste introduzioni ma d'altronde a 45 anni è difficile cambiare attitudine quindi o mi sopportate così altrimenti...mi sopportate così...però ora parola a Cinzia!

Buona lettura!


PENSIERI DI UNA "MEZZA" RUNNER

Premessa: questo post all'inizio potrebbe sembrare noioso e brontolone, ma in realtà è a lieto fine.

A volte non ci si rende conto di quello che ci accade fino a quando non si sbatte la testa. Mi stava succedendo con la corsa. Ho sempre corso per piacere, era un modo come un altro per scaricare la giornata, poi pian piano mi sono appassionata a questo sport quando mi sono iscritta in una squadra di runners e mi hanno fatto vedere un lato della corsa (e di me) che non conoscevo, ovvero quella della fatica che viene ripagata dalle soddisfazioni e dai miglioramenti. Mi sono ritrovata a correre in condizioni per me immaginabili, cioè con qualsiasi condizione meteo: nebbia, neve, ghiaccio, pioggia, oppure svegliarmi alle 5 di mattina per riuscire ad allenarmi nelle giornate con previsioni subtropicali. Ero riuscita a raggiungere traguardi che mai mi sarei neppure posta come obiettivo, tipo iscrivermi alla mezza maratona di Firenze e riuscire ad allenarmi seriamente con una tabella da rispettare come fosse legge e, incredibile ma vero, ero addirittura diventata una macchina in quanto a precisione (quello che dovevo fare lo facevo senza batter ciglio). A distanza di poco dalla mia prima gara ufficiale però un imprevisto, di quelli che proprio non avevo considerato minimamente (si chiama imprevisto per quello Cinzia!), ed eccolo lì... il signor infortunio pronto a dirmi che stavo esagerando e che forse dovevo rallentare, anzi no, dovevo proprio fermarmi, ci voleva riposo e stop a qualsiasi attività per poter guarire. Bene, ottimo, era proprio quello di cui avevo bisogno 😥😫. E così a malincuore ho smesso di correre per tre mesi e mi sono sistemata del tutto.


Ho ripreso a correre, all'inizio con un po' di timore e tutto sommato andava bene a livello fisico, mentre tutto quello che di buono avevo guadagnato era sparito. Dicono che il corpo ricorda, invece il mio non ricordava affatto. Ho dovuto ricominciare da zero, non avevo più fiato, non avevo più gambe, non avevo più la determinazione di prima né la voglia. Che fare? Semplice, porsi un nuovo obiettivo e correre con un fine. Primo ostacolo superato: avevo trovato una nuova mezza maratona e mi ci ero iscritta (Destinazione Varigotti, una mezza praticamente sul mare dall'inizio alla fine e per me che adoro il caldo e il sole sarebbe stata perfetta anche ad ottobre). La seconda fase era programmare una tabella: fatto. Era il momento di passare ai fatti: correre! Ma la corsa non ti regala niente, tutto quello che guadagni lo ottieni faticando e facendo sacrifici, almeno per chi come me non è portato per questo sport. E una volta capito questo ok, il problema però è un altro. La testa. Chi decide di correre oltre le proprie possibilità si affida principalmente alla testa e in quel momento la mia non c'era.  

Durante gli allenamenti non mi divertivo più, mi sembrava tutto un dovere, un obbligo, un "devo farlo per forza" e non trovavo più soddisfazioni al termine delle corse, non miglioravo e non volevo fare fatica. Mi sembrava di non riuscire più ad andare avanti, eppure sapevo che il mio corpo poteva farcela perché l'aveva già fatto. Questo però non mi aiutava, la testa mi diceva che non riuscivo e di conseguenza il corpo si bloccava. La mente è meravigliosa ma a volte è deleteria. Continuavo a ripetermi "non ce la faccio" che è la frase più sbagliata in qualsiasi ambito e ne ero consapevole, però non trovavo pace. E dulcis in fundo durante un trail mi ero fatta male al tallone e ogni volta che correvo lunghe distanze mi faceva male sia durante la corsa che per i tre giorni successivi.

Le alternative a questo punto erano due: la prima era mollare tutto, cioè non proprio tutto ma non fare più la mezza, sistemare il problema al tallone per bene, con la delusione che ne conseguiva e l'amarezza di fare una preparazione per ben due volte senza riuscire a portarne a termine nemmeno una. La seconda era incaponirsi e farla comunque, vada come vada per dimostrare che se si vuole si può e ci si riesce, a costo di metterci anche 3 ore, a rischio di farmi davvero male al piede e con la possibilità di arrivare ad odiare davvero sia la corsa che gli allenamenti.

La prima sconfitta l'avevo vissuta come un fallimento, oltretutto c'era chi mi criticava, dicendo che preferivo non farla perché non ci credevo davvero oppure perché sceglievo di nascondermi dietro al dolore... io invece in modo responsabile ci avevo ragionato fin troppo perché la salute viene prima di tutto. Però a quel punto ero ancora davanti a un bivio, era sensato credere che il mio corpo mi volesse dire qualcosa? Possibile che ogni qualvolta io fossi stata in procinto di preparare la corsa sul serio qualcosa andava storto? Non era per caso il destino a decidere per me? Non riuscivo a capire se il mio fisico mi stava dicendo che dovevo smetterla o se invece mi stava spronando a farla nonostante tutto. Fondamentalmente era questo che dovevo capire.

"La verità è che io faccio davvero troppe cose, perché oltre alla corsa mi dedico ogni giorno al pilates, pratico power yoga e da quattro anni faccio anche danza, questo significa che trascuro la famiglia alla sera per lo sport, ma fino a che punto ne vale va la pena? Cioè...se quando torno dalla palestra sto bene e sono felice ok, ma se torno a casa e sono delusa, sconfortata e demoralizzata forse sto sbagliando qualcosa."

E in quel periodo dopo la corsa mi sentivo esattamente così, come se fossi  stata sbagliata.

Ed ecco arrivare la svolta! Non so come e non so perché, ma ad un certo punto torna tutto, lo sconforto lascia spazio alla determinazione, all'entusiasmo e alla voglia di fare almeno una volta nella vita questa esperienza che per me rappresenta superare un limite e superare me stessa.

Ho cominciato a pensare che, dato che mi ero scelta una location mozzafiato, nella peggiore delle ipotesi mi sarei goduta il paesaggio e di colpo sono tornati il buonumore, l'ottimismo e la voglia di correre! Col sorriso mi sono fatta i lunghi, con la mia compagna di corse ci siamo allenate a fare le ripetute, con la leggerezza ho affrontato giganti ormai lontani e di colpo ero arrivata al giorno prima. Felici di partire per il mare io e la mia famiglia ci concediamo un week end di sole in Liguria, sono andata a ritirare il pacco gara e avevo una felicità che neanche un bambino alla vigilia di Natale. Ormai era fatta, il clima pre-gara mi si stava presentando sotto forma di energia, niente ansie, niente paure, #soloCoseBelle.


l mattino inizia con una fantastica giornata grazie all'appartamento fronte mare, i pensieri positivi avevano come colonna sonora la mia canzone preferita e niente...si va!

Mai avrei immaginato di essere così sorridente durante tutto il percorso, ho addirittura fatto un video in preda all'euforia verso il decimo km gridando "E' bellissimoooooooooo!!!" Emozioni, tante tante #emozioni in questi 21 km sofferti e corsi fino alla fine. Il traguardo a un certo punto sembrava non arrivare mai, eppure c'erano i miei migliori tifosi ad aspettarmi, non avrei potuto deluderli. Non avevo aspettative di tempi ovviamente, l'importante era arrivare entro il limite massimo e così è stato, sono arrivata quasi ultima ma con tanta forza di volontà e con un sacco di gente per strada che mi diceva di non mollare, è stato davvero gratificante. Con una grande consapevolezza adesso posso affermare che è stata un'esperienza unica ma che non voglio assolutamente ripeterla 🤣!


Un grazie in primis a mio marito e mia figlia (vi amo 🧡), grazie alla compagna di corse che a breve dovrà sostenere anche lei la stessa faticaccia (vai Erica!), grazie ai #BuccellaRunners, grazie a chi mi ha spronata, grazie a chi mi ha fatto i culi, grazie a chi mi ha aiutata a capire cosa fare, grazie a chi mi ha fatto l'in bocca al lupo prima e a chi mi ha chiesto com'è andata dopo, grazie graziella e ....grazie a me, io e il mio ego abbiamo vinto anche questa volta!

Brava Cinzia! Brava!

E mi permetto una citazione: Fortis cadere, cedere non potest (i forti possono cadere, ma non possono cedere)

KOR!

LC



lunedì 31 marzo 2025

5 chiacchiere con..(SPECIAL EDITION)





Ritorna l'appuntamento con "5 chiacchiere con..." la rubrica che ci permette di farci e farvi conoscere un po' di noi. Nelle puntate precedenti si erano gentilmente offerte per la nostra intervista la coppia Erica e Cinzia seguite dalla nostra Giò. A chi tocca oggi? Beh, in realtà avevo chiesto alla Ross una lista di papabili e lei in effetti qualche nome lo aveva buttato li ma poi mi sono detto che, per una volta, sarebbe stato carino fare un'altra cosa...ovvero intervistarci l'uno con l'altro! Si, a questo giro ci mettiamo dall'altra parte del microfono (virtuale) e vi assicuriamo che le domande non saranno compiacenti e anzi il sottoscritto userà tutta la sua "cattiveria" per mettere in difficoltà la co-autrice di questo spazio..conscio che dall'altra parte si farà lo stesso!




In teoria sarebbe buona creanza presentarci prima di iniziare l'intervista e percio' in barba alla cavalleria inizio io: sono Luca, ho 45 anni e non bevo da 16 ore...ah no aspè, quello è l'altro gruppo scusate! Riproviamo: sono Luca, ho 45 anni e sostanzialmente corro per bere birra quanto mi pare...



Il mio p.b. sulla mezza è di 1h e 41 minuti ma una volta al Pogues sono riuscito farmi all'incirca 7 pinte di Guinness in molto meno tempo. Detto ciò lascio spazio alla controparte ora...



Ed eccomi qui.. Svelato il volto che si cela dietro i pezzi scritti il Lunedì.

Io sono Rossella, una Buccella "anima e core", ho 40 anni e sono in questa squadra dal 2021 o 2022.. ops ho un vuoto 😅.

Ho iniziato a correre dopo la pandemia, il mio obiettivo era rimettermi in contatto con la natura e fare qualcosa di bello per me. Poi la situazione mi è "sfuggita" di mano e ora non posso stare senza correre. Anche se non posso stare anche senza Libri. La lettura è il mio allenamento mentale, amo passare pomeriggi interi a leggere dopo aver corso un bel lunghetto magari.

La prima Mezza l'ho corsa a Milano, novembre 2023. Il Personale è arrivato a Vercelli, 9 Febbraio 2025. Continuo a ripetermi che quella mattina ero posseduta, 1 ora e 48 minuti ! 

Ora sto preparando una Mezza che sogno da quando ho iniziato a correre "seriamente".. vediamo cosa ne esce, io ci metto tutta la forza che ho, anima e cuore, sempre!



Qui stavamo forse programmando la settimana social dei Buccella o stavamo imprecando contro le nostre idee pazze della domenica mattina?

Secondo me stavamo godendo di quel momento di Euforia che solo il termine di un'allenamento può regalare!



Bene fatti i dovuti preamboli direi che Ross e io siamo pronti ad iniziare...o almeno credo... e visto che come si dice a Roma "Chi mena per primo mena du vorte!" la prima domanda la faccio io..(tiè!)

1- Cara Ross, ti trovi davanti un buono per una fornitura di Prosecco gratis per un anno, un magnifico libro che non hai mai letto e che non avrai più modo di leggere e un pettorale gratis per una mezza in una città a tua scelta: ne puoi avere solo 1. Cosa scegli e perché?

R- Questa è da vera carogna 😂 .. Allora al prosecco ci rinuncio subito tanto in qualche pacco gara troverò prima o poi un pò di alcool.. Sul libro e la mezza è un bel dilemma! Ma visto che sono un'accumulatrice di libri e di novità ne ho quasi quanto una vera e propria libreria (quando devo scegliere un lettura nuova vado in crisi perchè ne ho veramente tanti) e sicuramente quel libro lo avrò già o comunque lo reperisco facilmente... il gioco è fatto, scelgo la Mezza 😁


1. Caro Luca, vediamo se riesco ad essere "tremenda" quanto te.. Sei al 17km della tua Mezza, sta andando tutto come avevi pianificato, ritmo giusto, gambe che girano bene ma, quel gellino ingollato al decimo km si fa sentire, inizi a sudare freddo e hai crampi lancinanti: cosa fai? 

L- Premessa, non uso i gellini. Ma in realtà quanto descrivi mi è accaduto in un paio di occasioni e l'ultima volta non più tardi di un paio di mesi fa durante una 6 km di  allenamento in solitaria quando probabilmente la crema di ceci mangiata a mensa aveva deciso di "uscir a riveder le stelle" al 3° km...Credo di aver fatto un p.b. sui 3 km per cercare di evitare l'inevitabile...ce l'ho fatta! Mi capitasse durante una mezza...spero ci possano essere dei fossi nelle vicinanze!

2 - Quanto è importante sentirsi parte di un gruppo in uno sport individuale come la corsa?

R -Quando ho iniziato a correre uscivo sempre sola: infilavo le mie scarpette, cuffie nelle orecchie e andavo. Col passare del tempo mi rendevo conto che mancava qualcosa che completasse questo puro esercizio fisico. Vedevo persone che correvano in coppia o in gruppo e pensavo che dovesse essere bello condividere con qualcuno quel momento così appagante. Essere parte di un gruppo e Condividere penso sia fondamentale e benefico nella corsa come nella vita. Siamo esseri programmati per confrontarci col il prossimo, da soli possiamo anche bastarci ma insieme a qualcuno tutto prende un sapore diverso!

2. Quando sei entrato a far parte dei Buccella cosa hai pensato al primo allenamento collettivo? Chi ti ha colpito di più e perchè?

L - Io entro nei Buccella a giugno 2023 poco prima della Beer Run (p.s. grazie Erica!) anche se la mia prima "gara" ufficiale da tesserato è stato il Manazza Baratto a Cassolnovo. Ero abbastanza incuriosito e se vogliamo anche un po' intimidito perchè non ero abituato a correre in compagnia essendomi sempre allenato da solo...Mi ha colpito l'ambiente spensierato e quasi goliardico del pre-gara, il rituale delle foto...ad un certo punto mi ero persino dimenticato che ero li per correre (alle volte mi capita tutt'ora!). Ho realizzato allora di essere capitato nel gruppo giusto per me.

3 - L'esperienza più divertente che ti sia mai capitata durante una gara

R- Mezza maratona di Jesolo (Moonlight) maggio 2024. Pensavo di fare un bel personal best ma devo dire che è stata una gara che ho gestito abbastanza male (col senno del poi). Sono partita ben oltre il limite che potevo reggere per i 21 km e rotti, al km 5 caldo insopportabile (era una serale) e pipì che scappava tantissimo (non ero riuscita ad andare in bagno prima, sbagliatissimo). Di solito quello stimolo lo gestisco perchè quasi sempre è legato alla mia "ansia" ma quella sera lì nulla da fare, pensavo mi scoppiasse la vescica da un momento all'altro. E nulla al ristoro del km 15 ho preso una bottiglietta d'acqua me la sono rovesciata addosso e ho fatto sembrare acqua parte della pipì che avevo trattenuto.. non volevo buttare via tempo chiudendomi nei bagni che puzzano sempre tantissimo. Quando ci penso mi viene da ridere ma un pò mi vergogno anche. Era la mia seconda mezza e non avevo molta "esperienza"

3. La gara che non rifaresti mai più, quella che ti ha fatto quasi perdere la voglia di correre

L- Ad oggi ti posso dire 2 manifestazioni che non mi hanno davvero divertito: la prima è Novara (sia la 10km che la mezza) per il percorso e per l'ambiente che ho trovato freddo e quasi ostile. Mi ricordo che nel 2024 ho mandato in culo (scusa il francesismo) almeno 2 automobilisti...se devo correre e innervosirmi (e pagare per farlo!) me ne sto in Buccella. La seconda è la Stracasorate 2025 ma li il discorso è diverso: l'ho fatta con 39 di febbre, con 3 gradi sottozero e su un maledetto sterrato...forse forse sono stato un po' pirla io... 


4 - Scena: una persona che ti sta leggerissimamente sulle palle e che ti chiede un consiglio, un aiuto su una strategia da adottare pochi minuti prima di iniziare una gara insieme...che fai?

R- La mia faccia parlerebbe per me 😂! Sicuramente le darei il consiglio. Sono educatrice Inside e anche davanti alla persona peggiore del mondo sono disposta a spendere tempo per aiutare se la mia parola può essere minimamente utile. Purtroppo o per fortuna sono una persona che concede molte chance anche a chi in realtà meriterebbe solo porte sbattute sui denti ma dietro alla corazza che ho costruito posso dire di ritrovare sempre quella voglia di aiutare il prossimo. Eh sì, ho un pò la sindrome della crocerossina ma quando poi mi stanco chiudo la porta e non la riapro più.

4. Devi scegliere tra una serata birra no stop e la Gara della Vita, quella che hai sognato e desiderato da sempre.. cosa scegli? Ah dopo la gara devi restare senza bere birra per un mese 😈

L- Birra No stop senza "se" e senza "ma" soprattutto se la birra fosse gratis...Poi dipende oh! Se la birra fosse la Ceres o qualche birraccia made in USA tipo Bud o schifezze simili allora potremmo discutere...Un mese senza birra? Parli con uno che unisce Nurofen e Guinness (l'ho ribattezzata Nuroness e sto pensando di brevettarla) poichè convinto possa migliorare l'effettivo curativo...non scherziamo eh!


5 - Quanto saresti disposta a sacrificare per una maratona sotto le 3h e 30 minuti?  

R- La maratona è il mio prossimo obiettivo, lo dico Ufficialmente! Mi sento pronta ad affrontare questa sfida che ovviamente la vivo più con me stessa che con il mondo. Insomma ho voglia dimettermi alla prova anche su questa distanza quindi sono pronta a sacrificare qualsiasi cosa. In realtà non so se effettivamente sia io a sacrificare qualcosa o le persone che mi stanno vicino a dover sopportare i miei allenamenti 😂.. Essendo libera da ogni vincolo sentimentale mi sento libera di sacrificare qualsiasi cosa, al di là del risultato. La maratona è un viaggio che va vissuto dal primo ad ultimo allenamento e concluso con il giorno della gara come coronamento di un sogno, di una conquista personale.

5. Pensi che la corsa possa veramente migliorare lo stato generale di una persona? Perchè corri consapevole di fare uno sport che sacrifica molto?

L- Si. Senza dubbio. L'ho sperimentato sulla mia pelle in questi ultimi anni: mi rendo conto che alle volte il potermi infilare un paio di scarpe e uscire a correre, senza una meta precisa e senza un obiettivo mi trasmette una sensazione di "reset" della mente. (ri)Parto da zero. E mai come in questo periodo la corsa è diventata per me una sorta di stream of consciousness dove liberare appunto pensieri a ruota libera. In quanto al sacrificio...il mio pensiero è scritto sulla mia prima canotta Buccella e nel mio inseparabile braccialetto al polso destro: Tada Gan Iarracht! E' gaelico: Niente senza sforzo! Chissà...magari vincerò la mia atavica agofobia e potrei anche tatuarmelo!




Bene..tutto bello ma adesso occorre scegliere il video musicale..e mo' come diceva il Lino nazionale "sono volatili per diabetici" (traduzione..sono cazzi amari!). O ne mettiamo due..o ne mettiamo uno che unisca i ns gusti (sseee quando mai...questa ascolta "Cuoricini"e Peppino di Capri...)

No No aspettate, è vero che abbiamo gusti differenti ma Cuoricini NOOO! Ascolto ben altro e non la tua musica spacca orecchie.. Sono più soft e anche un pò un'inguaribile romantica ma sono certa che molti di voi come me ascoltano la stessa musica 😉

Vabbè...vorrà dire che scelgo io per tutti e due...per la Ross prendo spunto da quel "inguaribile romantica"..per me prendo spunto dall'ultima canzone che stavo ascoltando in macchina questa mattina prima di parcheggiare...

ROSS & LC










giovedì 27 marzo 2025

Raccontando...

 

Oggi il nostro Zizza ha deciso di regalarci una piccola grande riflessione su quello che a prima vista rappresenta l'altro lato della medaglia di un p.b. su una gara o di un obiettivo raggiunto: il concetto di sconfitta, di delusione, di "non farcela". E' un argomento che tutti noi, almeno una volta nella vita (i più fortunati!) hanno dovuto affrontare in un modo o nell'altro. Dal punto di vista squisitamente runnistico il sottoscritto al termine della Scarpadoro ha provato quella sensazione di aver mancato l'obiettivo, quel senso di non essere riuscito a portare a casa il risultato sperato e voluto. Lo scorso anno alla 10 Miglia di Garlasco dovetti fermarmi e camminare per circa 300 / 400 metri a solo un  paio di km dall'arrivo: fu frustrante e giurai a me stesso che no, non sarebbe più successo. Ed invece la scorsa settimana, a meno di un km dalla linea del traguardo, è successa la stessa cosa. Ero incazzato e non poco ma col passare dei giorni ho capito che avrei potuto e dovuto considerare quell'imprevisto come uno stimolo per un nuovo punto di partenza e quando ti convinci realmente di ciò ti vale molto più di un p.b.

Bene, considerazioni personali a parte, è tempo di lasciare il giusto spazio a Zizza: buona lettura!


Astri e tragedie

Ritirarsi o sbagliare completamente una gara è un evento, con quale noi runners, prima o poi dobbiamo fare i conti. Qualunque sia la causa, in quel momento ci sembra di vivere un disastro, una catastrofe. La parola disastro deriva dal greco dis-astro, significa letteralmente avere un astro avverso, quindi qualcosa che è al di fuori del nostro controllo, dove la sfiga diventa il vero protagonista.

La sfiga può materializzarsi in ogni modo: una buca non vista con conseguente distorsione, uno sgambetto da parte di un gradino nascosto. Insomma, tutti eventi impossibili da programmare, dove tutto avviene in un secondo, un fottutissimo secondo. E succede la catastrofe. Catastrofe è un termine molto interessante, tale per cui vi faccio perdere un minuto di lettura, ma son certo che è possibile trarne spunti stimolanti: arriva dall’unione di due parole greche, kata che significa “giù in fondo” e strepho che indica “girare, rivoltare”. Questa parola fa intendere proprio un ribaltamento completo, uno stravolgimento totale. I greci non vivevano questa parola in maniera negativa come facciamo noi, ed erano ben consci che un completo ribaltamento, e forse una distruzione, a volte serve.


Per raggiungere i nostri obiettivi, a volte, può servire appunto una catastrofe. Non è un caso che la catastrofe fosse una delle quattro parti fondamentali della tragedia o commedia antica. Sia nel bene che nel male, perché ci sia una buona storia, c’è sempre bisogno di una catastrofe. Tornando a noi, qualunque errore, o sfortuna che sia non deve mai portare a malessere o frustrazione, sono eventi che vanno accettati e non elusi, perché se ne andrebbe a perdere il valore più alto, quello educativo.

Se ciò non avvenisse, allora tutto il nostro preambolo perderebbe di valore, e acquisirebbe un accezione negativa, in questo caso parleremo di fallimento. Il fallimento è proprio l’elevazione a potenza degli errori, e questa plusvalenza siamo noi ad attribuirgliela.

Se questo sciagurato evento avviene durante una gara, una valutazione razionale degli eventi e delle relative conseguenze è di primaria importanza. Analizzare con metodo empirico il da farsi non è una cosa banale. Le opzioni sono due: ritirarsi o proseguire. Si necessita di approfondire la natura della causa, soppesando al meglio pro e contro di qualunque scelta, e cercando di avere una visione d’insieme più ampia possibile.

Abbandonare durante una gara, a volte, può essere l’opzione migliore, per evitare che si crei la situazione dove tagliare il traguardo porti un aggravio al nostra condizione fisica, con conseguenza di ritardare ancora di più il ritorno allo sport.

Se invece, si valuta che continuare non porti ad esacerbare il nostro corpo, allora ha senso intestardirsi e proseguire nonostante ogni parte di noi ci dica di smettere. In questo caso ne gioverebbero due fattori, orgoglio e motivazione.

Aumenterebbe l’orgoglio personale, cioè il senso di soddisfazione che deriva dal riconoscimento delle proprie capacità e qualità, considerando inoltre che se aumenta la motivazione aumenta anche la probabilità di successo.

Gestire al meglio queste situazioni fa crescere la consapevolezza di noi stessi, perché di errori ne faremo sempre oppure la sfiga sarà sempre li ad aspettarci. Siamo noi a trasformare questa eventi a nostro sfavore, in eventi che che portano ad una crescita sia in termini di prestazione, ma soprattutto in termini umani. Nel mondo della corsa, la cosa più bella siamo proprio noi runners, perché parliamo di corsa, ma alla fine, stiamo parlando di vita.

KEEP ON RUNNING!

LC




venerdì 14 marzo 2025

Tu chiamale se vuoi emozioni (parte 3)


Terzo appuntamento con i racconti dei nostri maratoneti; le loro emozioni, le loro paure e i loro pensieri nell'affrontare quei 42 km di fatica. Un continuo esercizio fisico e mentale, passo dopo passo, metro dopo metro. Testa e gambe che devono fare lavoro di squadra per portare a termine l'obiettivo prefissato. Leggendo le testimonianze pubblicate sino ad oggi c'è una parola chiave che le accomuna; emozione. Quella cosa che dovrebbe essere l'essenza del nostro essere e alla quale puntiamo ogni volta che ci infila un paio di scarpe da corsa. Dovesse mancare vuol dire che abbiamo sbagliato o stiamo sbagliando qualcosa.

Oggi è la volta del nostro Alberto, della sua maratona (la prima!) di Firenze. Parola a lui e buona lettura!

Pensieri lunghi 42 km

Una lacrima solca il mio viso dopo tanti anni e dopo aver completato 42,195 km di corsa. Non avrei mai pensato di festeggiare così la mia prima maratona ma è successo. E' un susseguirsi di emozioni, a partire dal fare la valigia, prendere il treno e ritirare il pacco gara. La sera prima di tranquillità assoluta, una cena leggera e “a letto presto” visto la sveglia delle 7.

Non avrei mai pensato di vedere così tanta partecipazione: Via dei Calzaiuoli è gremita di gente e vedo, sullo sfondo, il magnifico Duomo di Firenze. Tutti siamo sulla griglia di partenza, infreddoliti ma carichi per la grande sfida che ci aspetta.

Poi lo sparo, i primi km in cui la bellezza del centro città mi riempie gli occhi di gioia e mi fa correre leggero, con un ritmo costante seguendo i pacer. ognuno affronta la sfida come meglio crede, chi parla, chi con le cuffie e la musica a palla e chi corre e basta. Attorno al 15esimo km, penso “maledetta scarpa, perchè ti slacci?!?”, così, appena dopo il  ristoro mi fermo un attimo e riparto con tutti gli amici che, come me, seguivano i pacer.

 In tanti mi avevano raccontato l’emozione della prima maratona ma solo correndo per alcune zone che ho visto da turista, posso comprenderlo a pieno. Finché non passi dal lungarno e dalla basilica di Santa Croce, con le strade gremite di gente che ti incitano, non puoi dire di aver visto davvero Firenze. Ero talmente immerso in questo panorama, che non sentivo nemmeno la stanchezza fino al famoso e temuto cavalcavia al 35esimo km.

Penso “Alberto, ti fai sempre convincere ad accettare delle sfide impossibili….” ma sono così: mi piacciono le sfide impossibili. Nel mentre, ascolto Gem nelle cuffie, uno dei miei artisti preferiti che mi accompagna da quando avevo i CD masterizzati in macchina, che mi da la carica. Quando  sono a metà del cavalcavia, sento la sua famosa canzone che si conclude con “Numero 10: farcela sempre!”

 

Sull’onda dell’entusiasmo, riesco a superare quella salita, prendo un gellino e continuo ma mi blocco meno di un km dopo… Un dolore alle gambe, tra il quadricipite e il ginocchio, mi costringe a rallentare e staccarmi dai pacer. Davanti a me vedo le ore di allenamento, i lunghi di più di 30 km, le uscite in pausa pranzo. “Non posso mollare”, dico tra me e me. Un dolore lancinante alle gambe divide i miei pensieri: da una parte alcuni mi dicono che non riuscirò a fare un altro passo, altri invece mi incito di continuare e concludere la prima maratona. Il mio spirito analitico riflette “vuoi mollare ora che sei al 90% dell’impresa?!?”. Così continuo rallentando il passo ma, dopo un km di agonia, riesco a rimettermi e riprendere il mio passo.

Nel mentre incrocio una compagna di squadra che mi da la carica per l’ultimo sforzo, vedo il cartello dei 40km, poi quello dei 41… L’ultimo km lo vivo leggero, con una felicità mai provata prima di aver compiuto un’impresa che in pochi credevano possibile che sarei riuscito a concludere (NdR. nemmeno io ci avrei scommesso a inizio anno).



Vedo il traguardo, l’arrivo, il tifo e il Duomo. Una fotografia e una medaglia non riescono a racchiudere tutto quello che ho provato durante quei 42km e 195 metri e forse nemmeno questa riflessione ci riesce.

Keep on running!

LC



mercoledì 26 febbraio 2025

Tu chiamale se vuoi emozioni (parte 2)



Nuovo appuntamento con le testimonianze, le emozioni, le paure e le gioie dei nostri runner sulla regina delle corse: la maratona. Anche questa volta la mia intenzione era quella di non leggerla in anticipo ma l'occhio mi è caduto su due parole nella prima parte del racconto che ci ha mandato la nostra Francy: "tunnel" e "buio".  E così ho avuto netta la sensazione che avrei potuto trovarci un qualcosa che mi avrebbe portato a qualche anno fa. Ricordi, sensazioni, sfumature.

Permettetemi perciò una piccola parentesi personale: è bello vedere e constatare come lo sport (non necessariamente la corsa, per carità) possa si diventare una sorta di ancora di salvezza, di ultima spiaggia ma che soprattutto (cosa fondamentale) ti possa dare l'opportunità di ripartire da zero. Lasciare alle spalle. Ricominciare. E' come cancellare o gettare via un foglio sporco o con un disegno venuto male e riprenderne uno bianco, pulito, nuovo dove poter ripartire e tornare a scriverci su, disegnarci su, raccontarci su, immaginarci su.

Basta così. spazio al racconto. Spoiler: è bello. Bello.


Colpo di fulmine

 
Premessa: Nel 2019 attraverso un periodo buio della mia vita.
 
Febbraio 2019
Una domenica pomeriggio, seduta sul divano, penso e ripenso a cosa potrei fare per uscire da questo tunnel maledetto. Mi viene in mente un sogno che avevo da piccolina: La maratona di New York.
Subito cerco su internet info. Senza pensarci due volte, mi iscrivo.
Nei giorni seguenti comincio a leggere articoli su come preparare una maratona. Nel frattempo, comunico alle mie amiche, Simona e Francesca, la mia decisione. Ricordo ancora la telefonata e la loro risposta: “Ok, veniamo anche noi. Facciamo questo viaggio a New York!” (Solo a distanza di anni scopro che la loro volontà di accompagnarmi non era per supportarmi, ma semplicemente per soccorrermi in caso d’infarto)
Comincia la magia.
Inizio a correre km e km da sola con me stessa e scopro una cosa incredibile; tutte le volte che le gambe cominciano a girare la mia testa inizia a pensare. Penso e riaffiorano ricordi di quando ero piccola. Tutti ricordi che avevo rimosso perché la maggior parte di essi sono eventi brutti. Mi rendo conto che queste cose non mi spaventano, anzi capisco che devo lasciare emergere tutto.
Corro ogni giorno, e ogni giorno faccio i conti con me stessa. Non ho paura di ciò che viene a galla perché mentre corro è come se non avessi paura di nulla. Inizio ad analizzarmi e scopro una persona diversa. Scopro tante belle qualità, sto bene come non succedeva da anni.
Qui capisco che la corsa mi sta salvando.
Nel frattempo, arriva il fatidico giorno 31 ottobre 2019, si parte!
 
3 novembre 2019
Ore 9:30 sono sul ponte di Verrazzano, mi guardo intorno è l’atmosfera è pazzesca!
Sin dai primi km sento le urla dei tifosi, è un’emozione incredibile. Io non mi preoccupo più di nulla, il tempo non mi interessa e fra l’altro ho un orologio che non so nemmeno come funzioni, me ne frego!
Mi godo ogni km, corro e basta!
42 km con il sorriso, felice di percorrere quelle strade ma il bello deve ancora arrivare:
Il traguardo!
Appena supero la linea dell’arrivo sento le lacrime scendere sul mio volto, guardo il cielo e penso che non può essere la mia unica maratona. Ci siamo innamorate, lei mi ha dato tutti gli strumenti per diventare una persona migliore ed io ho ancora molto da lavorare su me stessa. È scattato un colpo di fulmine!
 
 
Da allora ho continuato a correre, non mi sono più fermata.
Ho conosciuto persone fantastiche, ad esempio Antonella Raiola. Lei è diventata la mia compagna di corsa, quella persona con cui ti alleni ogni giorno. Tra noi c’è una bellissima e sana competizione. Spesso nei nostri allenamenti ci sproniamo a vicenda, ci sfidiamo, vinciamo e perdiamo. Sempre con lo spirito giusto. Sono certa che alcuni obiettivi non sarei stata in grado di raggiungerli senza la sua presenza.
Vi ho raccontato della mia prima maratona e vorrei aggiungere anche 2 parole riguardo la mia ultima maratona:
Valencia 2024
Qui è stato tutto più complicato! Avevo un obiettivo, avevo un orologio a cui rendere conto e avevo una grande sfida; vincere contro me stessa. Il mio peggior avversario è proprio la mia testa.
Già intorno al km 20 comincio a cedere, le gambe non vanno e i pensieri sono negativi. Mi fermo, rifletto e prometto a me stessa che avrei vinto. Ricomincio a correre con una determinazione mai avuta. Supero il km 35 e sto bene, nessuna crisi. Questo mi da ancora più forza.
Supero il km 40 e ora ho la consapevolezza che sto vincendo, ho battuto me stessa. La soddisfazione più grande che io abbia mai avuto, non per il personal best ma per aver avuto il pieno controllo della mia testa. Questo per me è una grande vittoria!
 
 
La corsa merita sempre il mio miglior sorriso, mi ha salvata, mi ha cambiata, mi ha migliorata.
 
Permettetemi un’ultima cosa, colgo l’occasione per ringraziare la prof. Isa Palazzeschi, lei è l’artefice di tutto.

Keep on running!

LC







mercoledì 19 febbraio 2025

Tu chiamale se vuoi emozioni (parte 1)

Oggi vogliamo regalarvi la prima piccola testimonianza (ne seguiranno altre) sulla prova regina, quella che, nel bene o nel male, tutti noi runner speriamo almeno una volta nella vita di dovere e potere affrontare: eh si, stiamo parlando della maratona. In realtà vi accorgerete durante la lettura che questa molto probabilmente non è una testimonianza nel senso stretto del termine: credo che non ci sarà nessuna cronaca del tipo "al 30° km ho avuto un momento di difficoltà" e cose simili. No! Si tratta delle emozioni e delle paure che attanagliano l'atleta alle prese con questa sfida. È inevitabile che queste ci siano. Il sottoscritto ad ora non ha mai affrontato questa gara, perciò può solo immaginare il vortice di emozioni che frullano in testa prima, durante e dopo la gara. Certo, ricordo che alla vigilia della mia prima mezza maratona (nel caso trovate qui la mia esperienza) ero molto curioso di vedere come sarebbe andata  ma se devo dire di aver provato una paura o un brivido particolare devo ahimè ammettere che no, niente di tutto questo è accaduto: probabilmente è questione di carattere, non so. Ma credo che quando affronterò quei 42 km e tot qualcosa succederà: non so cosa ma succederà. Deve. 
Mi accorgo di essermi forse dilungato un po' troppo e in effetti la curiosità ora sta prendendo il sopravvento: il nostro Alberto Gilardi, aka Zizza, ci ha gentilmente regalato il suo tempo e ha buttato giù di getto queste righe. Giuro, io non le ho lette, le pubblichiamo così, senza revisione o modifica alcuna, perché si andrebbe a perdere la spontaneità del tutto.
Buona lettura!


Maratona state of mind

Maratona. Maratona. Ma-ra-to-na.
Soltanto queste quattro sillabe hanno un bagaglio emotivo cosi imponente, che, quando si inizia anche solo a pensare di correla, è come se venissimo catapultati in un frullatore emotivo, che trita tutte le emozioni più viscerali. Il risultato è un frullato di ansia, paura, insicurezza, ma anche eccitazione, entusiasmo ed euforia.
E questo deve succedere ogni volta, pure alla centesima maratona.
Se venisse meno questo coinvolgimento emotivo allora ha poco senso sottoporre il nostro corpo a questo massacrante sforzo fisico.
Se il tutto viene sminuito, ci si limita ad una semplice corsa di 42 km in città, ad un contenuto da postare sui social, oppure ad una spunta nella lista di cose da fare prima di farci venire a prendere dalla station wagon di Mario.
Per correre una maratona bisogna sapersi emozionare.
Bisogna avere una parabola pronta a captare ogni sensazione che il nostro corpo ci invia, e se non siamo aperti a provare emozioni, tutto questo ci passa via indifferente. Brutta roba l’indifferenza.
Bisogna essere sensibili per cogliere queste percezioni, sentirle nella pancia, come un pugno che ci fa piegare in due dal male.
Il maratoneta è un masochista.
Si, perché bisogna accettare e godere della sofferenza fisica, del dolore. La posta in gioco è la nostra tenuta fisica, emotiva e mentale.
Aldo Rock insegna che ci si deve addentrare nella nostra “caverna del dolore”, se si corre al limite per lunghe distanze, è inevitabile.
Non è un luogo dove fuggire , ma serve per elevare le proprie capacità fisiche e mentali, serve agli atleti di endurance per temprare la resistenza.
Dalla sofferenza e dal dolore bisogna imparare a trarne il meglio, ed è allora che le avversità ci fanno bene, ci scuotono ai livelli più alti.
La caverna è da sempre simbolo di rinascita e iniziazione. Trasforma il dolore da limite a risorsa.
E’ il paradosso biblico valido ancora oggi, dove le tenebre diventeranno luce, e quella luce illuminerà la cosa più bella che tu possa mai immaginare al di fuori della caverna: le transenne ai bordi della strada sono gremite di persone che urlano, battono le mani e ti dicono che la tua sofferenza avrà presto una fine, quindi lo sguardo va oltre, a cercare quella dannata scritta “FINISH”. La brami. La desideri.
La desideri così tanto che quando la superi, blocchi il garmin, e allora ti quell’orgasmo che aspettavi da mesi. Viene alla mente ogni allenamento andato male, ogni uscita sotto l’acqua, i polmoni agognanti di ossigeno dopo l’ultima ripetuta.
Ci si allena fino a massacrare noi stessi per vivere ciò che si prova in quel momento. Per chi scrive è la soddisfazione di essere riuscito a portare a termine qualcosa nella vita, e a questa consapevolezza, puntualmente, ne consegue il pianto.
Un pianto copioso, quello di un vitello appena tagliato dal suo tralcio, perché non sono lacrime a bagnare il viso già fradicio di sudore, ma vera e propria linfa vitale che sgorga liberatoria, dopo tanta attesa.
Innamoratevi. Innamoratevi della corsa e correte una cazzo di Maratona. 

Oggi più che mai: keep on running!
LC