venerdì 30 gennaio 2026
Quasi 1 ora e 40...
martedì 11 novembre 2025
Parlando del più e del meno
giovedì 18 settembre 2025
9 MALEDETTI SECONDI
Questo post nasce per scherzo, o meglio, l'ispirazione per quanto verrà scritto e letto nasce da una situazione apparentemente frivola e senza nessuna pretesa d'insegnamento. Domenica mi trovavo a guardare in TV la finale dei 100 mt maschili ai Mondiali di Atletica in quel di Tokyo e durante la presentazione degli atleti (che ammetto di non conoscere granché) l'occhio mi è scappato sulla bandiera di un paese che li per li non avevo riconosciuto: celeste con una striscia nera orizzontale nel mezzo. All'inizio l'avevo confusa con quella delle Bahamas (leggermente simile) e poi con quella di Barbados (non c'entra una cippa) salvo poi avvicinarmi alla TV e leggere la dicitura BWA: nonostante mi piaccia la geografia e sia abbastanza bravo con bandiere e capitali devo ammettere che quelle 3 lettere mi dicevano poco e/o niente e così ho dovuto cercare sul telefonino per risolvere l'enigma: Botswana. A nord del Sud Africa, repubblica parlamentare con capitale Gaborone, un nome che mette allegria, vai a sapere perchè...
Giamaica - Kingston, USA - Washington D.C. , Canada - Ottawa. E alla fine arriva Botswana - Gaborone con Letsile Tebogo a rappresentare il suo paese. Tebogo: mi piace il nome, suona allegro, come la capitale e percio' tiferò per lui. Ha possibilità di vincere? No. So che se la giocheranno i reggaez boys e l'amerigheno ma ho una simpatia innata per gli sfavoriti, per gli outsider, per quelli che ci provano ma che tanto sanno già che non ce la faranno. Deve essere atavica come cosa.
I 100 mt mi affascinano come sport. Che non vuol dire che mi piacciano particolarmente più delle altre discipline, sia chiaro, ma il fatto di dover concentrare tutta la tua energia, la tua potenza e la tua mente in quei 9/10 secondi è un qualcosa che ritengo essere destinato a uomini/donne con una marcia mentale in più. O quantomeno con 2 palle (metaforicamente parlando) grosse come due cocomeri. A me prenderebbe l'ansia tachicardica anche se dovessi correrli alla Sagra delle Lumache di Pizzighettone, figuriamoci in una gara competitiva e figuriamoci ad un mondiale. Una mezza maratona mi darebbe (anzi, mi da) meno ansia forse perchè li ho la possibilità di nascondermi tra la moltitudine di persone che gareggiano e anche la consapevolezza di non finire ultimo. A ben pensarci secondo me non esiste l'ultimo in una mezza o in una maratona: male che ti vada uno dietro lo troverai sempre, deve essere così per forza. Nei 100 metri invece avrei quella sensazione, quell'idea di essere messo in vetrina o sotto la lente di un microscopio e vivisezionato pezzo per pezzo, fotogramma per fotogramma, muscolo per muscolo, movimento per movimento. A mio parere un centometrista vive le stesse sensazioni di un portiere di una squadra di calcio: se fai una buona partita / una buona corsa verrai magari notato ma se commetti una sciocchezza o prendi una topica clamorosa stai pure sicuro che non passerai inosservato. Un centrocampista che sbaglia un passaggio cade nel dimenticatoio dopo 30 secondi, un attaccante che sbaglia un gol fatto magari ci impiega qualche attimo in più ad uscire dai radar...ma il portiere! Il portiere no! Non ha il privilegio dell'essere uno dei tanti.
A tal proposito ricordo ancora perfettamente un episodio avvenuto durante la finale di USA 94 tra Italia e Brasile e la ricordo ancora più del rigore di Baggio: la papera di Pagliuca che si fa scappare un pallone innocuo dalle braccia e che fortunatamente colpisce il palo e ritorna in campo. La sottile linea tra la salvezza e la dannazione perpetua.
Letsile lo ha perso. Non come intendevano Waters e soci ma lo ha perso. O meglio, se lo è creato da solo. Lo ha anticipato. In TV me ne sono accorto subito: vedi gli altri fermi sui blocchi mentre lui è già avanti di circa 2/3 metri. False start!
Coraggio Letsile! E' stato un piccolo dramma sportivo il tuo ma quantomeno hai aiutato parecchie persone a sentirsi vicine ad un finalista mondiale dei 100 metri. In un'epoca di supereroi, miti inarrivabili e nuovi idoli in fondo in fondo non è forse questa la vittoria più bella? La tua e la nostra.
KOR!
LC
venerdì 27 giugno 2025
5 chiacchiere con...
Eccoci ad un nuovo appuntamento con la rubrica 5 chiacchiere con...causa problemi tecnici abbiamo dovuto posticipare la pubblicazione della nostra chiacchierata di qualche giorno ma alla fine eccoci qua, anzi, eccola qua! Chi? Ah giusto mi ero dimenticato di presentarla, la nostra Ivana Penini, runner e mamma sempre in movimento e sempre attiva!
Anche lei, come i suoi predecessori, ha deciso di sottoporsi al fuoco amico delle nostre domande per farci conoscere qualcosa di lei; di questo la ringraziamo e la ringraziamo anche per la pazienza.
Ready? Ok, solita raccomandazione, cinture allacciate e si parte!
Via!
1) Domanda semplice: perché corri? Cosa ti spinge a farlo?
Corro perché...mah, boh.
Corro per non stare ferma. Corro perché non ho bisogno di strutture/attrezzi per farlo: infilo le scarpe e vado. Facciamo così: ho iniziato a correre perché dopo le Spartan, segnata nel profondo dall'ultima Ultra (52km di "ma chi stracaxxo me lo ha fatto fare") non potevo e non volevo stare ferma.
giovedì 12 giugno 2025
5 CHIACCHERE CON...
Eh si, siamo tornati con la nostra rubrica "5 chiacchiere con..." lo spazio dedicato a voi Buccellas dove ci parlate di voi, anzi, ci raccontate di voi! D'altronde non potevamo lasciarvi rimanere esclusivamente in balia della pur bravissima Fagnani e del suo Belve perciò ci abbiamo dato dentro e nelle prossime settimane andremo a recuperare il tempo perduto...perciò...stay tuned!
Erica & Cinzia, la Giò, la Ross & il sottoscritto: 4 ladies e un (poco) gentleman...occorreva riequilibrare la parità di genere percio' oggi è il turno di un rappresentante maschile, o' professore, aka Francesco Toti! Inflessibile sui banchi di scuola, metodico nelle gare (sarà davvero così? A breve la risposta), classe 1975 ma con lo spirito da scugnizzo...Un campano atipico, tifoso della Juve, cosa che lo costringe, immaginiamo, ad una vita sotto scorta quando ritorna nei suoi luoghi natale...Lo ringraziamo per il tempo che ci ha concesso e che ci permetterà di andare a carpire qualche suo segreto e alla fine per una volta sarà lui a trovarsi dall'altro lato della cattedra e ad essere giudicato...
Siamo pronti, hold tight, e buona lettura guaglio'!
1) Quando comincia la tua passione per la corsa?
Ho ricordi di corse adolescenziali. Finita la scuola, l'appuntamento per “andare a correre” di buon'ora, per tenersi in forma. Corse molto sporadiche con gli amici, ma comunque corse. Forse è dopo i 30 che sono diventato un corridore stagionale serio, assiduo. Sono arrivato in Padania a 31 anni, e correvo nellacollezione primavera-estate, che con le nebbiacce di ottobre mai e poi mai.
2) Come nasce la tua storia nei Buccella?
Inizia in un mese di settembre (doveva essere il 2014) , quando lessi di una corsa che partiva da corso Torino. Chiudevano un pezzo di strada davanti casa mia per organizzare “Corso Torino c'è!”: gonfiabili, street food, birra, associazioni, bancarelle e anche una corsa, che andava verso il Naviglio Langosco e tornava indietro passando per il Casello. In quella circostanza mi feci la mia bella corsa e vidi tante persone che correvano insieme e si conoscevano. Sapevo dell'esistenza degli Escape, ma qualcuno nominò anche questo gruppo dal nome strano ma “orecchiabile”. Buccella. Ricerca su Facebook, messaggio e risposta immediata che mi invitava ad andare una domenica al Palazzetto. Ecco il mio debutto. Fu molto importante per me: ero a Vigevano da un po' di anni e in pratica, al di là dei colleghi della scuola, non conoscevo nessuno. Eravamo un gruppo all'interno degli Escape, poi ci siamo messi in proprio e abbiamo fondato l'ASD.
3) C'è mai stato un momento durante una gara in cui hai detto “basta mi fermo”? Come lo hai superato?
Ci sono corse in cui ho sofferto tanto, ma non ho mai pensato di fermarmi. In genere faccio scattare la “modalità arrivo” e cerco di andare avanti senza stramazzare, che la prossima volta giuro mi preparo bene, mi presento al traguardo più allenato, più ripetuto e più magro, e faccio il personal best, che poi puntualmente rinvio alla gara successiva.
4) Una gara evento alla quale sei molto affezionato e perché?
Correre un posto, correre una città, è un po' come farla tua, farci amicizia, guardare luoghi e anfratti che altrimenti non noteresti mai. Più che alle gare penso ai luoghi e alle emozioni. Cascina Castellana quando allagano le risaie, il porto di Agropoli, partire da Ponticelli e correre fino al museo di Pietrarsa a Portici o lasciare l'auto al parcheggio Brin e correre fino a Piazza San Luigi a Posillipo. Tutte le città dove ho lasciato un po' di suola delle mie scarpe le porto dentro.
5) Si vive per correre o si corre per vivere?
Cazzosei Marzullo? (N.d.a...vabbè ho capito che preferisce la Fagnani...) Correre mi fa sentire vivo. La corsa è meritocratica: ti ripaga, non fa sconti; quando prendo il giro buono e inizio a correre 50km a settimana mi sento benissimo. Nu lione! Spero di poter correre più a lungo possibile.
E' ora il momento della canzone...devo dire che mi ha spiazzato! Avrei scommesso su un Pino Daniele d'annata (tipo Yes I Know My Way o I say i' sto ccà) ed invece ha ribaltato gli schemi con questo peraltro bellissimo pezzo!
KOR! (anzi...CCG)
LC
giovedì 10 aprile 2025
Tu chiamale se vuoi emozioni
Ennesimo appuntamento con i racconti dei nostri runner; uno spazio dedicato a far uscire emozioni, paure, gioie, pensieri, legate al nostro mondo del correre ma che poi in realtà spessissimo si riflettono sulla nostra vita di tutti i giorni. Nelle puntate precedenti l'attenzione era sempre rivolta alla regina delle gare, la Maratona, ma oggi invece si parlerà di una distanza inferiore ma pur sempre impegnativa: la mezza! Avevo avuto modo di leggere questo pezzo della nostra Cinzia qualche mese fa, curiosando su Instagram, e mi era rimasta impressa quell'espressione "E' BELLISSIMOOO!" con quelle O declinate all'ennesima potenza che mi aveva davvero strappato un sorriso perchè racchiudeva nella sua semplicità quella che dovrebbe essere (lo auguro di cuore a tutti, nessuno escluso) l'essenza del nostro vivere: la felicità. Non tanto la felicità assoluta, forse un'utopia per il nostro mondo, ma quanto la felicità del momento, quella del singolo istante, quella che cancella per un'ora, per un minuto o per una frazione di secondo tutto il resto. C'è una bellissima frase di uno dei miei autori preferiti, Gabo (al secolo Gabriel Garcìa Màrquez), nell'opera Del Amor y Otros Demonios che dice testualmente: No hay medicina que cure lo que no cura la felicidad ovvero Non c'è medicina che guarisca quel che non guarisce la felicità...Ecco, forse sta tutto li. E' la felicità che si prova alla fine di una mezza, di una maratona, di una 10 km, di una 5 o anche solo dell'allenamento della domenica, con la musica nelle orecchie mentre si pensa a cosa preparare per pranzo e quale birra abbinare: ognuno ne ha una personale (non parlo della birra eh! cioè si anche quella) e la vive e la prova come meglio crede!
Dannazione, ho il vizio di dilungarmi in queste introduzioni ma d'altronde a 45 anni è difficile cambiare attitudine quindi o mi sopportate così altrimenti...mi sopportate così...però ora parola a Cinzia!
Buona lettura!
PENSIERI DI UNA "MEZZA" RUNNER
Premessa: questo post all'inizio potrebbe sembrare noioso e brontolone, ma in realtà è a lieto fine.
A volte non ci si rende conto di quello che ci accade fino a quando non si sbatte la testa. Mi stava succedendo con la corsa. Ho sempre corso per piacere, era un modo come un altro per scaricare la giornata, poi pian piano mi sono appassionata a questo sport quando mi sono iscritta in una squadra di runners e mi hanno fatto vedere un lato della corsa (e di me) che non conoscevo, ovvero quella della fatica che viene ripagata dalle soddisfazioni e dai miglioramenti. Mi sono ritrovata a correre in condizioni per me immaginabili, cioè con qualsiasi condizione meteo: nebbia, neve, ghiaccio, pioggia, oppure svegliarmi alle 5 di mattina per riuscire ad allenarmi nelle giornate con previsioni subtropicali. Ero riuscita a raggiungere traguardi che mai mi sarei neppure posta come obiettivo, tipo iscrivermi alla mezza maratona di Firenze e riuscire ad allenarmi seriamente con una tabella da rispettare come fosse legge e, incredibile ma vero, ero addirittura diventata una macchina in quanto a precisione (quello che dovevo fare lo facevo senza batter ciglio). A distanza di poco dalla mia prima gara ufficiale però un imprevisto, di quelli che proprio non avevo considerato minimamente (si chiama imprevisto per quello Cinzia!), ed eccolo lì... il signor infortunio pronto a dirmi che stavo esagerando e che forse dovevo rallentare, anzi no, dovevo proprio fermarmi, ci voleva riposo e stop a qualsiasi attività per poter guarire. Bene, ottimo, era proprio quello di cui avevo bisogno 😥😫. E così a malincuore ho smesso di correre per tre mesi e mi sono sistemata del tutto.
Ho ripreso a correre, all'inizio con un po' di timore e tutto sommato andava bene a livello fisico, mentre tutto quello che di buono avevo guadagnato era sparito. Dicono che il corpo ricorda, invece il mio non ricordava affatto. Ho dovuto ricominciare da zero, non avevo più fiato, non avevo più gambe, non avevo più la determinazione di prima né la voglia. Che fare? Semplice, porsi un nuovo obiettivo e correre con un fine. Primo ostacolo superato: avevo trovato una nuova mezza maratona e mi ci ero iscritta (Destinazione Varigotti, una mezza praticamente sul mare dall'inizio alla fine e per me che adoro il caldo e il sole sarebbe stata perfetta anche ad ottobre). La seconda fase era programmare una tabella: fatto. Era il momento di passare ai fatti: correre! Ma la corsa non ti regala niente, tutto quello che guadagni lo ottieni faticando e facendo sacrifici, almeno per chi come me non è portato per questo sport. E una volta capito questo ok, il problema però è un altro. La testa. Chi decide di correre oltre le proprie possibilità si affida principalmente alla testa e in quel momento la mia non c'era.
Durante gli allenamenti non mi divertivo più, mi sembrava tutto un dovere, un obbligo, un "devo farlo per forza" e non trovavo più soddisfazioni al termine delle corse, non miglioravo e non volevo fare fatica. Mi sembrava di non riuscire più ad andare avanti, eppure sapevo che il mio corpo poteva farcela perché l'aveva già fatto. Questo però non mi aiutava, la testa mi diceva che non riuscivo e di conseguenza il corpo si bloccava. La mente è meravigliosa ma a volte è deleteria. Continuavo a ripetermi "non ce la faccio" che è la frase più sbagliata in qualsiasi ambito e ne ero consapevole, però non trovavo pace. E dulcis in fundo durante un trail mi ero fatta male al tallone e ogni volta che correvo lunghe distanze mi faceva male sia durante la corsa che per i tre giorni successivi.
Le alternative a questo punto erano due: la prima era mollare tutto, cioè non proprio tutto ma non fare più la mezza, sistemare il problema al tallone per bene, con la delusione che ne conseguiva e l'amarezza di fare una preparazione per ben due volte senza riuscire a portarne a termine nemmeno una. La seconda era incaponirsi e farla comunque, vada come vada per dimostrare che se si vuole si può e ci si riesce, a costo di metterci anche 3 ore, a rischio di farmi davvero male al piede e con la possibilità di arrivare ad odiare davvero sia la corsa che gli allenamenti.
La prima sconfitta l'avevo vissuta come un fallimento, oltretutto c'era chi mi criticava, dicendo che preferivo non farla perché non ci credevo davvero oppure perché sceglievo di nascondermi dietro al dolore... io invece in modo responsabile ci avevo ragionato fin troppo perché la salute viene prima di tutto. Però a quel punto ero ancora davanti a un bivio, era sensato credere che il mio corpo mi volesse dire qualcosa? Possibile che ogni qualvolta io fossi stata in procinto di preparare la corsa sul serio qualcosa andava storto? Non era per caso il destino a decidere per me? Non riuscivo a capire se il mio fisico mi stava dicendo che dovevo smetterla o se invece mi stava spronando a farla nonostante tutto. Fondamentalmente era questo che dovevo capire.
"La verità è che io faccio davvero troppe cose, perché oltre alla corsa mi dedico ogni giorno al pilates, pratico power yoga e da quattro anni faccio anche danza, questo significa che trascuro la famiglia alla sera per lo sport, ma fino a che punto ne vale va la pena? Cioè...se quando torno dalla palestra sto bene e sono felice ok, ma se torno a casa e sono delusa, sconfortata e demoralizzata forse sto sbagliando qualcosa."
E in quel periodo dopo la corsa mi sentivo esattamente così, come se fossi stata sbagliata.
Ed ecco arrivare la svolta! Non so come e non so perché, ma ad un certo punto torna tutto, lo sconforto lascia spazio alla determinazione, all'entusiasmo e alla voglia di fare almeno una volta nella vita questa esperienza che per me rappresenta superare un limite e superare me stessa.
Ho cominciato a pensare che, dato che mi ero scelta una location mozzafiato, nella peggiore delle ipotesi mi sarei goduta il paesaggio e di colpo sono tornati il buonumore, l'ottimismo e la voglia di correre! Col sorriso mi sono fatta i lunghi, con la mia compagna di corse ci siamo allenate a fare le ripetute, con la leggerezza ho affrontato giganti ormai lontani e di colpo ero arrivata al giorno prima. Felici di partire per il mare io e la mia famiglia ci concediamo un week end di sole in Liguria, sono andata a ritirare il pacco gara e avevo una felicità che neanche un bambino alla vigilia di Natale. Ormai era fatta, il clima pre-gara mi si stava presentando sotto forma di energia, niente ansie, niente paure, #soloCoseBelle.
l mattino inizia con una fantastica giornata grazie all'appartamento fronte mare, i pensieri positivi avevano come colonna sonora la mia canzone preferita e niente...si va!
Mai avrei immaginato di essere così sorridente durante tutto il percorso, ho addirittura fatto un video in preda all'euforia verso il decimo km gridando "E' bellissimoooooooooo!!!" Emozioni, tante tante #emozioni in questi 21 km sofferti e corsi fino alla fine. Il traguardo a un certo punto sembrava non arrivare mai, eppure c'erano i miei migliori tifosi ad aspettarmi, non avrei potuto deluderli. Non avevo aspettative di tempi ovviamente, l'importante era arrivare entro il limite massimo e così è stato, sono arrivata quasi ultima ma con tanta forza di volontà e con un sacco di gente per strada che mi diceva di non mollare, è stato davvero gratificante. Con una grande consapevolezza adesso posso affermare che è stata un'esperienza unica ma che non voglio assolutamente ripeterla 🤣!
Un grazie in primis a mio marito e mia figlia (vi amo 🧡), grazie alla compagna di corse che a breve dovrà sostenere anche lei la stessa faticaccia (vai Erica!), grazie ai #BuccellaRunners, grazie a chi mi ha spronata, grazie a chi mi ha fatto i culi, grazie a chi mi ha aiutata a capire cosa fare, grazie a chi mi ha fatto l'in bocca al lupo prima e a chi mi ha chiesto com'è andata dopo, grazie graziella e ....grazie a me, io e il mio ego abbiamo vinto anche questa volta!
Brava Cinzia! Brava!
E mi permetto una citazione: Fortis cadere, cedere non potest (i forti possono cadere, ma non possono cedere)
KOR!
LC
lunedì 31 marzo 2025
5 chiacchiere con..(SPECIAL EDITION)
Ritorna l'appuntamento con "5 chiacchiere con..." la rubrica che ci permette di farci e farvi conoscere un po' di noi. Nelle puntate precedenti si erano gentilmente offerte per la nostra intervista la coppia Erica e Cinzia seguite dalla nostra Giò. A chi tocca oggi? Beh, in realtà avevo chiesto alla Ross una lista di papabili e lei in effetti qualche nome lo aveva buttato li ma poi mi sono detto che, per una volta, sarebbe stato carino fare un'altra cosa...ovvero intervistarci l'uno con l'altro! Si, a questo giro ci mettiamo dall'altra parte del microfono (virtuale) e vi assicuriamo che le domande non saranno compiacenti e anzi il sottoscritto userà tutta la sua "cattiveria" per mettere in difficoltà la co-autrice di questo spazio..conscio che dall'altra parte si farà lo stesso!
In teoria sarebbe buona creanza presentarci prima di iniziare l'intervista e percio' in barba alla cavalleria inizio io: sono Luca, ho 45 anni e non bevo da 16 ore...ah no aspè, quello è l'altro gruppo scusate! Riproviamo: sono Luca, ho 45 anni e sostanzialmente corro per bere birra quanto mi pare...
Il mio p.b. sulla mezza è di 1h e 41 minuti ma una volta al Pogues sono riuscito farmi all'incirca 7 pinte di Guinness in molto meno tempo. Detto ciò lascio spazio alla controparte ora...
Ed eccomi qui.. Svelato il volto che si cela dietro i pezzi scritti il Lunedì.
Io sono Rossella, una Buccella "anima e core", ho 40 anni e sono in questa squadra dal 2021 o 2022.. ops ho un vuoto 😅.
Ho iniziato a correre dopo la pandemia, il mio obiettivo era rimettermi in contatto con la natura e fare qualcosa di bello per me. Poi la situazione mi è "sfuggita" di mano e ora non posso stare senza correre. Anche se non posso stare anche senza Libri. La lettura è il mio allenamento mentale, amo passare pomeriggi interi a leggere dopo aver corso un bel lunghetto magari.
La prima Mezza l'ho corsa a Milano, novembre 2023. Il Personale è arrivato a Vercelli, 9 Febbraio 2025. Continuo a ripetermi che quella mattina ero posseduta, 1 ora e 48 minuti !
Ora sto preparando una Mezza che sogno da quando ho iniziato a correre "seriamente".. vediamo cosa ne esce, io ci metto tutta la forza che ho, anima e cuore, sempre!
Qui stavamo forse programmando la settimana social dei Buccella o stavamo imprecando contro le nostre idee pazze della domenica mattina?
Secondo me stavamo godendo di quel momento di Euforia che solo il termine di un'allenamento può regalare!
Bene fatti i dovuti preamboli direi che Ross e io siamo pronti ad iniziare...o almeno credo... e visto che come si dice a Roma "Chi mena per primo mena du vorte!" la prima domanda la faccio io..(tiè!)
1- Cara Ross, ti trovi davanti un buono per una fornitura di Prosecco gratis per un anno, un magnifico libro che non hai mai letto e che non avrai più modo di leggere e un pettorale gratis per una mezza in una città a tua scelta: ne puoi avere solo 1. Cosa scegli e perché?
R- Questa è da vera carogna 😂 .. Allora al prosecco ci rinuncio subito tanto in qualche pacco gara troverò prima o poi un pò di alcool.. Sul libro e la mezza è un bel dilemma! Ma visto che sono un'accumulatrice di libri e di novità ne ho quasi quanto una vera e propria libreria (quando devo scegliere un lettura nuova vado in crisi perchè ne ho veramente tanti) e sicuramente quel libro lo avrò già o comunque lo reperisco facilmente... il gioco è fatto, scelgo la Mezza 😁
1. Caro Luca, vediamo se riesco ad essere "tremenda" quanto te.. Sei al 17km della tua Mezza, sta andando tutto come avevi pianificato, ritmo giusto, gambe che girano bene ma, quel gellino ingollato al decimo km si fa sentire, inizi a sudare freddo e hai crampi lancinanti: cosa fai?
L- Premessa, non uso i gellini. Ma in realtà quanto descrivi mi è accaduto in un paio di occasioni e l'ultima volta non più tardi di un paio di mesi fa durante una 6 km di allenamento in solitaria quando probabilmente la crema di ceci mangiata a mensa aveva deciso di "uscir a riveder le stelle" al 3° km...Credo di aver fatto un p.b. sui 3 km per cercare di evitare l'inevitabile...ce l'ho fatta! Mi capitasse durante una mezza...spero ci possano essere dei fossi nelle vicinanze!
2 - Quanto è importante sentirsi parte di un gruppo in uno sport individuale come la corsa?
R -Quando ho iniziato a correre uscivo sempre sola: infilavo le mie scarpette, cuffie nelle orecchie e andavo. Col passare del tempo mi rendevo conto che mancava qualcosa che completasse questo puro esercizio fisico. Vedevo persone che correvano in coppia o in gruppo e pensavo che dovesse essere bello condividere con qualcuno quel momento così appagante. Essere parte di un gruppo e Condividere penso sia fondamentale e benefico nella corsa come nella vita. Siamo esseri programmati per confrontarci col il prossimo, da soli possiamo anche bastarci ma insieme a qualcuno tutto prende un sapore diverso!
2. Quando sei entrato a far parte dei Buccella cosa hai pensato al primo allenamento collettivo? Chi ti ha colpito di più e perchè?
L - Io entro nei Buccella a giugno 2023 poco prima della Beer Run (p.s. grazie Erica!) anche se la mia prima "gara" ufficiale da tesserato è stato il Manazza Baratto a Cassolnovo. Ero abbastanza incuriosito e se vogliamo anche un po' intimidito perchè non ero abituato a correre in compagnia essendomi sempre allenato da solo...Mi ha colpito l'ambiente spensierato e quasi goliardico del pre-gara, il rituale delle foto...ad un certo punto mi ero persino dimenticato che ero li per correre (alle volte mi capita tutt'ora!). Ho realizzato allora di essere capitato nel gruppo giusto per me.
3 - L'esperienza più divertente che ti sia mai capitata durante una gara
R- Mezza maratona di Jesolo (Moonlight) maggio 2024. Pensavo di fare un bel personal best ma devo dire che è stata una gara che ho gestito abbastanza male (col senno del poi). Sono partita ben oltre il limite che potevo reggere per i 21 km e rotti, al km 5 caldo insopportabile (era una serale) e pipì che scappava tantissimo (non ero riuscita ad andare in bagno prima, sbagliatissimo). Di solito quello stimolo lo gestisco perchè quasi sempre è legato alla mia "ansia" ma quella sera lì nulla da fare, pensavo mi scoppiasse la vescica da un momento all'altro. E nulla al ristoro del km 15 ho preso una bottiglietta d'acqua me la sono rovesciata addosso e ho fatto sembrare acqua parte della pipì che avevo trattenuto.. non volevo buttare via tempo chiudendomi nei bagni che puzzano sempre tantissimo. Quando ci penso mi viene da ridere ma un pò mi vergogno anche. Era la mia seconda mezza e non avevo molta "esperienza"
3. La gara che non rifaresti mai più, quella che ti ha fatto quasi perdere la voglia di correre
L- Ad oggi ti posso dire 2 manifestazioni che non mi hanno davvero divertito: la prima è Novara (sia la 10km che la mezza) per il percorso e per l'ambiente che ho trovato freddo e quasi ostile. Mi ricordo che nel 2024 ho mandato in culo (scusa il francesismo) almeno 2 automobilisti...se devo correre e innervosirmi (e pagare per farlo!) me ne sto in Buccella. La seconda è la Stracasorate 2025 ma li il discorso è diverso: l'ho fatta con 39 di febbre, con 3 gradi sottozero e su un maledetto sterrato...forse forse sono stato un po' pirla io...
4 - Scena: una persona che ti sta leggerissimamente sulle palle e che ti chiede un consiglio, un aiuto su una strategia da adottare pochi minuti prima di iniziare una gara insieme...che fai?
R- La mia faccia parlerebbe per me 😂! Sicuramente le darei il consiglio. Sono educatrice Inside e anche davanti alla persona peggiore del mondo sono disposta a spendere tempo per aiutare se la mia parola può essere minimamente utile. Purtroppo o per fortuna sono una persona che concede molte chance anche a chi in realtà meriterebbe solo porte sbattute sui denti ma dietro alla corazza che ho costruito posso dire di ritrovare sempre quella voglia di aiutare il prossimo. Eh sì, ho un pò la sindrome della crocerossina ma quando poi mi stanco chiudo la porta e non la riapro più.
4. Devi scegliere tra una serata birra no stop e la Gara della Vita, quella che hai sognato e desiderato da sempre.. cosa scegli? Ah dopo la gara devi restare senza bere birra per un mese 😈
L- Birra No stop senza "se" e senza "ma" soprattutto se la birra fosse gratis...Poi dipende oh! Se la birra fosse la Ceres o qualche birraccia made in USA tipo Bud o schifezze simili allora potremmo discutere...Un mese senza birra? Parli con uno che unisce Nurofen e Guinness (l'ho ribattezzata Nuroness e sto pensando di brevettarla) poichè convinto possa migliorare l'effettivo curativo...non scherziamo eh!
5 - Quanto saresti disposta a sacrificare per una maratona sotto le 3h e 30 minuti?
R- La maratona è il mio prossimo obiettivo, lo dico Ufficialmente! Mi sento pronta ad affrontare questa sfida che ovviamente la vivo più con me stessa che con il mondo. Insomma ho voglia dimettermi alla prova anche su questa distanza quindi sono pronta a sacrificare qualsiasi cosa. In realtà non so se effettivamente sia io a sacrificare qualcosa o le persone che mi stanno vicino a dover sopportare i miei allenamenti 😂.. Essendo libera da ogni vincolo sentimentale mi sento libera di sacrificare qualsiasi cosa, al di là del risultato. La maratona è un viaggio che va vissuto dal primo ad ultimo allenamento e concluso con il giorno della gara come coronamento di un sogno, di una conquista personale.
5. Pensi che la corsa possa veramente migliorare lo stato generale di una persona? Perchè corri consapevole di fare uno sport che sacrifica molto?
L- Si. Senza dubbio. L'ho sperimentato sulla mia pelle in questi ultimi anni: mi rendo conto che alle volte il potermi infilare un paio di scarpe e uscire a correre, senza una meta precisa e senza un obiettivo mi trasmette una sensazione di "reset" della mente. (ri)Parto da zero. E mai come in questo periodo la corsa è diventata per me una sorta di stream of consciousness dove liberare appunto pensieri a ruota libera. In quanto al sacrificio...il mio pensiero è scritto sulla mia prima canotta Buccella e nel mio inseparabile braccialetto al polso destro: Tada Gan Iarracht! E' gaelico: Niente senza sforzo! Chissà...magari vincerò la mia atavica agofobia e potrei anche tatuarmelo!
Bene..tutto bello ma adesso occorre scegliere il video musicale..e mo' come diceva il Lino nazionale "sono volatili per diabetici" (traduzione..sono cazzi amari!). O ne mettiamo due..o ne mettiamo uno che unisca i ns gusti (sseee quando mai...questa ascolta "Cuoricini"e Peppino di Capri...)
No No aspettate, è vero che abbiamo gusti differenti ma Cuoricini NOOO! Ascolto ben altro e non la tua musica spacca orecchie.. Sono più soft e anche un pò un'inguaribile romantica ma sono certa che molti di voi come me ascoltano la stessa musica 😉
Vabbè...vorrà dire che scelgo io per tutti e due...per la Ross prendo spunto da quel "inguaribile romantica"..per me prendo spunto dall'ultima canzone che stavo ascoltando in macchina questa mattina prima di parcheggiare...
ROSS & LC
giovedì 27 marzo 2025
Raccontando...
Oggi il nostro Zizza ha deciso di regalarci una piccola grande riflessione su quello che a prima vista rappresenta l'altro lato della medaglia di un p.b. su una gara o di un obiettivo raggiunto: il concetto di sconfitta, di delusione, di "non farcela". E' un argomento che tutti noi, almeno una volta nella vita (i più fortunati!) hanno dovuto affrontare in un modo o nell'altro. Dal punto di vista squisitamente runnistico il sottoscritto al termine della Scarpadoro ha provato quella sensazione di aver mancato l'obiettivo, quel senso di non essere riuscito a portare a casa il risultato sperato e voluto. Lo scorso anno alla 10 Miglia di Garlasco dovetti fermarmi e camminare per circa 300 / 400 metri a solo un paio di km dall'arrivo: fu frustrante e giurai a me stesso che no, non sarebbe più successo. Ed invece la scorsa settimana, a meno di un km dalla linea del traguardo, è successa la stessa cosa. Ero incazzato e non poco ma col passare dei giorni ho capito che avrei potuto e dovuto considerare quell'imprevisto come uno stimolo per un nuovo punto di partenza e quando ti convinci realmente di ciò ti vale molto più di un p.b.
Bene, considerazioni personali a parte, è tempo di lasciare il giusto spazio a Zizza: buona lettura!
Astri e tragedie
Ritirarsi o sbagliare completamente una gara è un evento, con quale noi runners, prima o poi dobbiamo fare i conti. Qualunque sia la causa, in quel momento ci sembra di vivere un disastro, una catastrofe. La parola disastro deriva dal greco dis-astro, significa letteralmente avere un astro avverso, quindi qualcosa che è al di fuori del nostro controllo, dove la sfiga diventa il vero protagonista.
La sfiga può materializzarsi in ogni modo: una buca non vista con conseguente distorsione, uno sgambetto da parte di un gradino nascosto. Insomma, tutti eventi impossibili da programmare, dove tutto avviene in un secondo, un fottutissimo secondo. E succede la catastrofe. Catastrofe è un termine molto interessante, tale per cui vi faccio perdere un minuto di lettura, ma son certo che è possibile trarne spunti stimolanti: arriva dall’unione di due parole greche, kata che significa “giù in fondo” e strepho che indica “girare, rivoltare”. Questa parola fa intendere proprio un ribaltamento completo, uno stravolgimento totale. I greci non vivevano questa parola in maniera negativa come facciamo noi, ed erano ben consci che un completo ribaltamento, e forse una distruzione, a volte serve.
Per raggiungere i nostri obiettivi, a volte, può servire appunto una catastrofe. Non è un caso che la catastrofe fosse una delle quattro parti fondamentali della tragedia o commedia antica. Sia nel bene che nel male, perché ci sia una buona storia, c’è sempre bisogno di una catastrofe. Tornando a noi, qualunque errore, o sfortuna che sia non deve mai portare a malessere o frustrazione, sono eventi che vanno accettati e non elusi, perché se ne andrebbe a perdere il valore più alto, quello educativo.
Se ciò non avvenisse, allora tutto il nostro preambolo perderebbe di valore, e acquisirebbe un accezione negativa, in questo caso parleremo di fallimento. Il fallimento è proprio l’elevazione a potenza degli errori, e questa plusvalenza siamo noi ad attribuirgliela.
Se questo sciagurato evento avviene durante una gara, una valutazione razionale degli eventi e delle relative conseguenze è di primaria importanza. Analizzare con metodo empirico il da farsi non è una cosa banale. Le opzioni sono due: ritirarsi o proseguire. Si necessita di approfondire la natura della causa, soppesando al meglio pro e contro di qualunque scelta, e cercando di avere una visione d’insieme più ampia possibile.
Abbandonare durante una gara, a volte, può essere l’opzione migliore, per evitare che si crei la situazione dove tagliare il traguardo porti un aggravio al nostra condizione fisica, con conseguenza di ritardare ancora di più il ritorno allo sport.
Se invece, si valuta che continuare non porti ad esacerbare il nostro corpo, allora ha senso intestardirsi e proseguire nonostante ogni parte di noi ci dica di smettere. In questo caso ne gioverebbero due fattori, orgoglio e motivazione.
Aumenterebbe l’orgoglio personale, cioè il senso di soddisfazione che deriva dal riconoscimento delle proprie capacità e qualità, considerando inoltre che se aumenta la motivazione aumenta anche la probabilità di successo.
Gestire al meglio queste situazioni fa crescere la consapevolezza di noi stessi, perché di errori ne faremo sempre oppure la sfiga sarà sempre li ad aspettarci. Siamo noi a trasformare questa eventi a nostro sfavore, in eventi che che portano ad una crescita sia in termini di prestazione, ma soprattutto in termini umani. Nel mondo della corsa, la cosa più bella siamo proprio noi runners, perché parliamo di corsa, ma alla fine, stiamo parlando di vita.
KEEP ON RUNNING!
LC
venerdì 14 marzo 2025
Tu chiamale se vuoi emozioni (parte 3)
Terzo appuntamento con i racconti dei nostri maratoneti; le loro emozioni, le loro paure e i loro pensieri nell'affrontare quei 42 km di fatica. Un continuo esercizio fisico e mentale, passo dopo passo, metro dopo metro. Testa e gambe che devono fare lavoro di squadra per portare a termine l'obiettivo prefissato. Leggendo le testimonianze pubblicate sino ad oggi c'è una parola chiave che le accomuna; emozione. Quella cosa che dovrebbe essere l'essenza del nostro essere e alla quale puntiamo ogni volta che ci infila un paio di scarpe da corsa. Dovesse mancare vuol dire che abbiamo sbagliato o stiamo sbagliando qualcosa.
Oggi è la volta del nostro Alberto, della sua maratona (la prima!) di Firenze. Parola a lui e buona lettura!
Pensieri lunghi 42 km
Una lacrima solca il mio viso dopo tanti anni e dopo aver completato 42,195 km di corsa. Non avrei mai pensato di festeggiare così la mia prima maratona ma è successo. E' un susseguirsi di emozioni, a partire dal fare la valigia, prendere il treno e ritirare il pacco gara. La sera prima di tranquillità assoluta, una cena leggera e “a letto presto” visto la sveglia delle 7.
Non avrei mai pensato di vedere così tanta partecipazione: Via dei Calzaiuoli è gremita di gente e vedo, sullo sfondo, il magnifico Duomo di Firenze. Tutti siamo sulla griglia di partenza, infreddoliti ma carichi per la grande sfida che ci aspetta.
Poi lo sparo, i primi km in cui la bellezza del centro città mi riempie gli occhi di gioia e mi fa correre leggero, con un ritmo costante seguendo i pacer. ognuno affronta la sfida come meglio crede, chi parla, chi con le cuffie e la musica a palla e chi corre e basta. Attorno al 15esimo km, penso “maledetta scarpa, perchè ti slacci?!?”, così, appena dopo il ristoro mi fermo un attimo e riparto con tutti gli amici che, come me, seguivano i pacer.
In tanti mi avevano raccontato l’emozione della prima maratona ma solo correndo per alcune zone che ho visto da turista, posso comprenderlo a pieno. Finché non passi dal lungarno e dalla basilica di Santa Croce, con le strade gremite di gente che ti incitano, non puoi dire di aver visto davvero Firenze. Ero talmente immerso in questo panorama, che non sentivo nemmeno la stanchezza fino al famoso e temuto cavalcavia al 35esimo km.
Penso “Alberto, ti fai sempre convincere ad accettare delle sfide impossibili….” ma sono così: mi piacciono le sfide impossibili. Nel mentre, ascolto Gem nelle cuffie, uno dei miei artisti preferiti che mi accompagna da quando avevo i CD masterizzati in macchina, che mi da la carica. Quando sono a metà del cavalcavia, sento la sua famosa canzone che si conclude con “Numero 10: farcela sempre!”
Sull’onda dell’entusiasmo, riesco a superare quella salita, prendo un gellino e continuo ma mi blocco meno di un km dopo… Un dolore alle gambe, tra il quadricipite e il ginocchio, mi costringe a rallentare e staccarmi dai pacer. Davanti a me vedo le ore di allenamento, i lunghi di più di 30 km, le uscite in pausa pranzo. “Non posso mollare”, dico tra me e me. Un dolore lancinante alle gambe divide i miei pensieri: da una parte alcuni mi dicono che non riuscirò a fare un altro passo, altri invece mi incito di continuare e concludere la prima maratona. Il mio spirito analitico riflette “vuoi mollare ora che sei al 90% dell’impresa?!?”. Così continuo rallentando il passo ma, dopo un km di agonia, riesco a rimettermi e riprendere il mio passo.
Nel mentre incrocio una compagna di squadra che mi da la carica per l’ultimo sforzo, vedo il cartello dei 40km, poi quello dei 41… L’ultimo km lo vivo leggero, con una felicità mai provata prima di aver compiuto un’impresa che in pochi credevano possibile che sarei riuscito a concludere (NdR. nemmeno io ci avrei scommesso a inizio anno).
Vedo il traguardo, l’arrivo, il tifo e il Duomo. Una fotografia e una medaglia non riescono a racchiudere tutto quello che ho provato durante quei 42km e 195 metri e forse nemmeno questa riflessione ci riesce.
Keep on running!
LC
mercoledì 26 febbraio 2025
Tu chiamale se vuoi emozioni (parte 2)
Nuovo appuntamento con le testimonianze, le emozioni, le paure e le gioie dei nostri runner sulla regina delle corse: la maratona. Anche questa volta la mia intenzione era quella di non leggerla in anticipo ma l'occhio mi è caduto su due parole nella prima parte del racconto che ci ha mandato la nostra Francy: "tunnel" e "buio". E così ho avuto netta la sensazione che avrei potuto trovarci un qualcosa che mi avrebbe portato a qualche anno fa. Ricordi, sensazioni, sfumature.
Permettetemi perciò una piccola parentesi personale: è bello vedere e constatare come lo sport (non necessariamente la corsa, per carità) possa si diventare una sorta di ancora di salvezza, di ultima spiaggia ma che soprattutto (cosa fondamentale) ti possa dare l'opportunità di ripartire da zero. Lasciare alle spalle. Ricominciare. E' come cancellare o gettare via un foglio sporco o con un disegno venuto male e riprenderne uno bianco, pulito, nuovo dove poter ripartire e tornare a scriverci su, disegnarci su, raccontarci su, immaginarci su.
Basta così. spazio al racconto. Spoiler: è bello. Bello.
Colpo di fulmine









