Ennesimo appuntamento con i racconti dei nostri runner; uno spazio dedicato a far uscire emozioni, paure, gioie, pensieri, legate al nostro mondo del correre ma che poi in realtà spessissimo si riflettono sulla nostra vita di tutti i giorni. Nelle puntate precedenti l'attenzione era sempre rivolta alla regina delle gare, la Maratona, ma oggi invece si parlerà di una distanza inferiore ma pur sempre impegnativa: la mezza! Avevo avuto modo di leggere questo pezzo della nostra Cinzia qualche mese fa, curiosando su Instagram, e mi era rimasta impressa quell'espressione "E' BELLISSIMOOO!" con quelle O declinate all'ennesima potenza che mi aveva davvero strappato un sorriso perchè racchiudeva nella sua semplicità quella che dovrebbe essere (lo auguro di cuore a tutti, nessuno escluso) l'essenza del nostro vivere: la felicità. Non tanto la felicità assoluta, forse un'utopia per il nostro mondo, ma quanto la felicità del momento, quella del singolo istante, quella che cancella per un'ora, per un minuto o per una frazione di secondo tutto il resto. C'è una bellissima frase di uno dei miei autori preferiti, Gabo (al secolo Gabriel Garcìa Màrquez), nell'opera Del Amor y Otros Demonios che dice testualmente: No hay medicina que cure lo que no cura la felicidad ovvero Non c'è medicina che guarisca quel che non guarisce la felicità...Ecco, forse sta tutto li. E' la felicità che si prova alla fine di una mezza, di una maratona, di una 10 km, di una 5 o anche solo dell'allenamento della domenica, con la musica nelle orecchie mentre si pensa a cosa preparare per pranzo e quale birra abbinare: ognuno ne ha una personale (non parlo della birra eh! cioè si anche quella) e la vive e la prova come meglio crede!
Dannazione, ho il vizio di dilungarmi in queste introduzioni ma d'altronde a 45 anni è difficile cambiare attitudine quindi o mi sopportate così altrimenti...mi sopportate così...però ora parola a Cinzia!
Buona lettura!
PENSIERI DI UNA "MEZZA" RUNNER
Premessa: questo post all'inizio potrebbe sembrare noioso e brontolone, ma in realtà è a lieto fine.
A volte non ci si rende conto di quello che ci accade fino a quando non si sbatte la testa. Mi stava succedendo con la corsa. Ho sempre corso per piacere, era un modo come un altro per scaricare la giornata, poi pian piano mi sono appassionata a questo sport quando mi sono iscritta in una squadra di runners e mi hanno fatto vedere un lato della corsa (e di me) che non conoscevo, ovvero quella della fatica che viene ripagata dalle soddisfazioni e dai miglioramenti. Mi sono ritrovata a correre in condizioni per me immaginabili, cioè con qualsiasi condizione meteo: nebbia, neve, ghiaccio, pioggia, oppure svegliarmi alle 5 di mattina per riuscire ad allenarmi nelle giornate con previsioni subtropicali. Ero riuscita a raggiungere traguardi che mai mi sarei neppure posta come obiettivo, tipo iscrivermi alla mezza maratona di Firenze e riuscire ad allenarmi seriamente con una tabella da rispettare come fosse legge e, incredibile ma vero, ero addirittura diventata una macchina in quanto a precisione (quello che dovevo fare lo facevo senza batter ciglio). A distanza di poco dalla mia prima gara ufficiale però un imprevisto, di quelli che proprio non avevo considerato minimamente (si chiama imprevisto per quello Cinzia!), ed eccolo lì... il signor infortunio pronto a dirmi che stavo esagerando e che forse dovevo rallentare, anzi no, dovevo proprio fermarmi, ci voleva riposo e stop a qualsiasi attività per poter guarire. Bene, ottimo, era proprio quello di cui avevo bisogno 😥😫. E così a malincuore ho smesso di correre per tre mesi e mi sono sistemata del tutto.
Ho ripreso a correre, all'inizio con un po' di timore e tutto sommato andava bene a livello fisico, mentre tutto quello che di buono avevo guadagnato era sparito. Dicono che il corpo ricorda, invece il mio non ricordava affatto. Ho dovuto ricominciare da zero, non avevo più fiato, non avevo più gambe, non avevo più la determinazione di prima né la voglia. Che fare? Semplice, porsi un nuovo obiettivo e correre con un fine. Primo ostacolo superato: avevo trovato una nuova mezza maratona e mi ci ero iscritta (Destinazione Varigotti, una mezza praticamente sul mare dall'inizio alla fine e per me che adoro il caldo e il sole sarebbe stata perfetta anche ad ottobre). La seconda fase era programmare una tabella: fatto. Era il momento di passare ai fatti: correre! Ma la corsa non ti regala niente, tutto quello che guadagni lo ottieni faticando e facendo sacrifici, almeno per chi come me non è portato per questo sport. E una volta capito questo ok, il problema però è un altro. La testa. Chi decide di correre oltre le proprie possibilità si affida principalmente alla testa e in quel momento la mia non c'era.
Durante gli allenamenti non mi divertivo più, mi sembrava tutto un dovere, un obbligo, un "devo farlo per forza" e non trovavo più soddisfazioni al termine delle corse, non miglioravo e non volevo fare fatica. Mi sembrava di non riuscire più ad andare avanti, eppure sapevo che il mio corpo poteva farcela perché l'aveva già fatto. Questo però non mi aiutava, la testa mi diceva che non riuscivo e di conseguenza il corpo si bloccava. La mente è meravigliosa ma a volte è deleteria. Continuavo a ripetermi "non ce la faccio" che è la frase più sbagliata in qualsiasi ambito e ne ero consapevole, però non trovavo pace. E dulcis in fundo durante un trail mi ero fatta male al tallone e ogni volta che correvo lunghe distanze mi faceva male sia durante la corsa che per i tre giorni successivi.
Le alternative a questo punto erano due: la prima era mollare tutto, cioè non proprio tutto ma non fare più la mezza, sistemare il problema al tallone per bene, con la delusione che ne conseguiva e l'amarezza di fare una preparazione per ben due volte senza riuscire a portarne a termine nemmeno una. La seconda era incaponirsi e farla comunque, vada come vada per dimostrare che se si vuole si può e ci si riesce, a costo di metterci anche 3 ore, a rischio di farmi davvero male al piede e con la possibilità di arrivare ad odiare davvero sia la corsa che gli allenamenti.
La prima sconfitta l'avevo vissuta come un fallimento, oltretutto c'era chi mi criticava, dicendo che preferivo non farla perché non ci credevo davvero oppure perché sceglievo di nascondermi dietro al dolore... io invece in modo responsabile ci avevo ragionato fin troppo perché la salute viene prima di tutto. Però a quel punto ero ancora davanti a un bivio, era sensato credere che il mio corpo mi volesse dire qualcosa? Possibile che ogni qualvolta io fossi stata in procinto di preparare la corsa sul serio qualcosa andava storto? Non era per caso il destino a decidere per me? Non riuscivo a capire se il mio fisico mi stava dicendo che dovevo smetterla o se invece mi stava spronando a farla nonostante tutto. Fondamentalmente era questo che dovevo capire.
"La verità è che io faccio davvero troppe cose, perché oltre alla corsa mi dedico ogni giorno al pilates, pratico power yoga e da quattro anni faccio anche danza, questo significa che trascuro la famiglia alla sera per lo sport, ma fino a che punto ne vale va la pena? Cioè...se quando torno dalla palestra sto bene e sono felice ok, ma se torno a casa e sono delusa, sconfortata e demoralizzata forse sto sbagliando qualcosa."
E in quel periodo dopo la corsa mi sentivo esattamente così, come se fossi stata sbagliata.
Ed ecco arrivare la svolta! Non so come e non so perché, ma ad un certo punto torna tutto, lo sconforto lascia spazio alla determinazione, all'entusiasmo e alla voglia di fare almeno una volta nella vita questa esperienza che per me rappresenta superare un limite e superare me stessa.
Ho cominciato a pensare che, dato che mi ero scelta una location mozzafiato, nella peggiore delle ipotesi mi sarei goduta il paesaggio e di colpo sono tornati il buonumore, l'ottimismo e la voglia di correre! Col sorriso mi sono fatta i lunghi, con la mia compagna di corse ci siamo allenate a fare le ripetute, con la leggerezza ho affrontato giganti ormai lontani e di colpo ero arrivata al giorno prima. Felici di partire per il mare io e la mia famiglia ci concediamo un week end di sole in Liguria, sono andata a ritirare il pacco gara e avevo una felicità che neanche un bambino alla vigilia di Natale. Ormai era fatta, il clima pre-gara mi si stava presentando sotto forma di energia, niente ansie, niente paure, #soloCoseBelle.
l mattino inizia con una fantastica giornata grazie all'appartamento fronte mare, i pensieri positivi avevano come colonna sonora la mia canzone preferita e niente...si va!
Mai avrei immaginato di essere così sorridente durante tutto il percorso, ho addirittura fatto un video in preda all'euforia verso il decimo km gridando "E' bellissimoooooooooo!!!" Emozioni, tante tante #emozioni in questi 21 km sofferti e corsi fino alla fine. Il traguardo a un certo punto sembrava non arrivare mai, eppure c'erano i miei migliori tifosi ad aspettarmi, non avrei potuto deluderli. Non avevo aspettative di tempi ovviamente, l'importante era arrivare entro il limite massimo e così è stato, sono arrivata quasi ultima ma con tanta forza di volontà e con un sacco di gente per strada che mi diceva di non mollare, è stato davvero gratificante. Con una grande consapevolezza adesso posso affermare che è stata un'esperienza unica ma che non voglio assolutamente ripeterla 🤣!
Un grazie in primis a mio marito e mia figlia (vi amo 🧡), grazie alla compagna di corse che a breve dovrà sostenere anche lei la stessa faticaccia (vai Erica!), grazie ai #BuccellaRunners, grazie a chi mi ha spronata, grazie a chi mi ha fatto i culi, grazie a chi mi ha aiutata a capire cosa fare, grazie a chi mi ha fatto l'in bocca al lupo prima e a chi mi ha chiesto com'è andata dopo, grazie graziella e ....grazie a me, io e il mio ego abbiamo vinto anche questa volta!
Brava Cinzia! Brava!
E mi permetto una citazione: Fortis cadere, cedere non potest (i forti possono cadere, ma non possono cedere)
KOR!
LC
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