martedì 14 aprile 2026

SCACCO ALLA REGINA

Tempo di maratona.

Tempo della Milano da bere che fu e tempo della Milano da correre oggi. Tempo di mettere su strada (e per qualcuno su Strava) quanto si è sudato in allenamento; chilometri percorsi, tra pioggia, vento, freddo, i primi caldi. Ansie, aspettative, timori e curiosità: scoprire se tutto quanto è stato fatto nei mesi passati è stato sufficiente oggi per portare a termine la partita e dare scacco matto non già al Re ma alla Regina, il pezzo più importante nella scacchiera. C'è chi ha una strategia, chi ha pensato come fare i primi km, come arrivare a metà: ogni tattica è buona purchè funzioni. Funzionerà? Lo scopri nel mentre. Il bello dello sport è che non puoi mai sapere come va a finire una competizione; nella corsa poi il tutto mi sembra molto più amplificato e accentuato. Ho preparato mezze maratone convinto di fare chissà cosa e mi sono ritrovato a sputare l'anima, ne ho preparata una senza aspettativa alcuna e ho piazzato il personal best. Idem per le tante 10 km. Ripeto: il bello sta tutto li, sennò sai che noia la certezza che tutto andrà secondo i piani? Che senso avrebbe correre e metterti in gioco?

42 km sono tanti. Poi ci devi mettere quei 195 metri che sono quasi mezza pista di atletica che, diciamoci la verità, fossero da affrontare dopo 10 km vabbè ma dopo esserti smazzato 42 km, dopo aver ripetuto lo stesso movimento per più di 3 ore in modo continuativo (almeno per chi la corre con tempi umani) quei 195 metri ti fanno assomigliare a Mseridon il protagonista di quel fantastico racconto di Dino Buzzati, "L'uomo che volle guarire". Sei convinto di avere finito, di essere libero, di non dover correre più ed invece hai ancora quel "puntino colore della cenere non più grande di un pidocchio, sul mignolo di un piede" che ti impedisce di gridare la tua gioia.  Mica poco eh? Per la cronaca consiglio la lettura di quel racconto, anzi vi metto qui il link così potrete stabilire se quanto dico ha una sua attinenza o meno.

La maratona è testa, gambe o un giusto mix tra esse? Io non l'ho mai fatta e neppure so se mai la farò percio' (per ora) posso solo andare a naso e a sensazione ma così d'istinto mi viene da pensare che se non sei connesso con il cervello ad un certo punto il tuo corpo ti abbandona e tanti saluti. Perlomeno io la penso così. Nel 2025 a 300 metri dal traguardo della Scarpadoro, proprio in prossimità del mio (nostro) amato sem. smisi di correre sebbene gambe e fiato rispondessero bene. Cos'era successo? Mi ero rotto le palle di correre, avevo iniziato a pensare ad altro e semplicemente avevo deciso che per quel giorno bastava così. Poi ho ripreso dopo circa 30/40 secondi ma più per terminare quella "tortura" che non per reale convinzione. Puo' succedere no? Almeno spero...Alleni le gambe, alleni il fiato e alleni il cervello. Si, il cervello, quell'organo meraviglioso che ti manda avanti, che ti fa prendere le decisioni giuste e sbagliate a seconda di come lo usi. Ti dice se è il momento di provare una maratona, una mezza, o una 10 km. Ti dice che sei li per divertirti o che sei li per dimostrare a te stesso di essere il migliore. Laddove il cervello non sia sufficiente ci pensa il cuore ma questa è tutta un'altra storia..magari troverà spazio in futuro chissà...

10 atleti. 10 Buccellas in canotta rossa. Fiammante. Sono 10 storie differenti dove ognuno conosce la propria che nei mesi scorsi, per forza di cose, si sono intrecciate con l'obiettivo di conquistare la madunina. C'è chi si sarà allenato singolarmente, chi in coppia, chi in trio e via discorrendo. Ad ogni allenamento ci sarà stata la voglia di essere all'altezza; la voglia di stare al giusto ritmo, al giusto passo, alla pari con gli obiettivi preposti. In fondo i mesi di allenamento sono la vera sfida: se nel giorno della gara piove, fa caldo, fa freddo, cè vento te ne freghi e la fai, la corri perchè il tuo cervello (rieccolo) non concepirebbe l'idea di rinunciare solo perchè le condizioni meteo non ti aggradano. Diverso è l'allenamento: devi fare il lungo di 30 km, guardi fuori dalla finestra e vedi che piove a dirotto e tira vento e potresti dirti "Oggi salto". Un pensiero naturale, umano, non robotico. La sfida sta li: menefrego ed esco lo stesso. Poi magari dopo 4 km ti viene da bestemmiare, da maledire la corsa e chi l'ha inventata ma ormai sei fuori e ti sei completamente bagnato. E hai freddo ma ancora una volta menefrego...Al ritorno a casa non c'è nessuna medaglia, c'è solo una lavatrice da fare, delle scarpe da pulire e devi anche farti da mangiare e andare a fare la spesa. Pensa che bel weekend! Questo conta. Questa è la gara vera. Che sia maratona, una 100 km, una 10, una mezza o qualsivoglia competizione. E non vale solo per la corsa, sia detto per inciso, ma per qualsiasi sport. 

10 Buccellas dicevamo: Rossella, Ivana, Luca, Ivano, Alberto, Francesco, Piero,  Alberto, Gianmario, Fausto. C'è chi era alla prima esperienza, chi ormai puo' considerarsi veterano, chi ha fatto il personal, chi ha raggiunto il proprio obiettivo. L'insieme comprende tutti e 10 i nostri atleti. Hanno messo la firma su un documento che avevano preparato, pensato e scritto da mesi. Da Piazza del Duomo al Citylife, fino a Corso Sempione, Melzi d'Eril. Ogni tassello è stato importante. E i tasselli non sono solo le aride tabelle, con le ripetute, i lunghi, i fartlek ma sono anche quei ritrovi al sem, quell tapasciate che sembrano solo divertimento ma che servono eccome, quel cercare di essere il gruppo più numeroso alla StraCasorate piuttosto che alla Duran e Dinturan. quel prosecco post allenamento, la Salamellando e la nostra via chiusa che dal prossimo anno verrà ribattezzata Via Dei Buccellas (ho già mandato istanza al sindaco..attendo fiducioso la risposta), il risotto della Stracassinetta e i panini della Maramotta. Servono per una 5 km, per una 10.per una mezza, per una maratona o semplicemente per correre "ad minchiam" (cit. professor Franco Scoglio). Fieno in cascina che ti torna utile sulla linea di partenza perchè in quei momenti vale tutto. E i nostri 10 ragazzi/e "milanesi" lo sanno e lo hanno dimostrato alla grande: i risultati ottenuti parlano per loro. Tenaci e gagliardi e, mi si perdoni il termine, "cazzuti"!

2 anni fa, dopo la Mezza di Pisa, mentre rientravo in appartamento mi chiesi se la corsa fosse uno sport di squadra o meno. In fondo corri con le tue gambe e il fiato non te lo regalano i tuoi compagni di squadra ma posso assicurarvi che quello che più mi era mancato quel giorno (a dispetto del buonissimo, almeno per me, risultato ottenuto) era stato il pregara con i compagni di squadra. Era la mia prima gara senza Buccellas intorno, una sensazione strana: felice ma non completo poichè mancava proprio il tassello di una comunque pur bellissima giornata. Soltanto chi fa parte di una squadra ha il privilegio di poter capire certe cose. 






Milano, 12 aprile 2026. Scacco alla Regina!

KOR!

LC


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