Tra marzo ed aprile ho letto un libro molto interessante, "La fatica più bella" di Gastone Breccia.
Classe 1962, livornese, ha corso la sua prima Maratona a Roma nel 1982. Tra i Master ha vinto l'argento ai campionati italiani di maratona nel 2000, l'oro ai campionati italiani di duathlon classico nel 2007 e numerosi altri riconoscimenti.
Sapete cosa mi ha colpita? Correre non è la sua professione! Lui è uno storico e insegna Storia bizantina e Storia militare antica nell'Università di Pavia. Lui, come tanti, corre per passione.
In questo libro ripercorre non solo la sua storia di maratoneta, ma la storia della maratona e come questa pratica ci rende persone più forti, felici e consapevoli.
Il libro, lo precisa subito, non vuole essere un manuale di tecnica di corsa. Il suo intento è quello di raccontare attraverso l'esperienza personale e dei suoi compagni come la corsa diventi una compagna di vita. "Correre non è semplicemente bello o sano: in realtà è insostituibile, perchè corrisponde alla nostra natura profonda, e per qualche ora ci rende simili ai nostri più lontani progenitori."
In questo libro ci sono molti riferimenti storici su Eroi del passato e uomini comuni, ci racconta come conoscersi e prepararsi ad affrontare una gara impegnativa come è la Marartona. Divertenti e curiosi i rituali che ognuno di noi ha, ma anche i cattivi esempi, i nemici e le distrazioni.
Ed infine ognuno di noi può trovare attraverso la lettura di questo libro il giusto spunto per darsi o ridarsi obiettivi e vivere la corsa come un'attività bella, sana e capace di metterci in relazione con le parti più profonde della nostra anima.
Ieri mentre mi allenavo una mia compagna ha detto, a proposito della maratona: "quando sei lì c'è solo I, Me e Myself" e ho ripesato alle parole di Breccia che dice "da soli, perchè alla fine siamo sempre da soli, di fronte ai nostri limiti, eppure insieme ad altri, ai quali dobbiamo saper chiedere e offrire aiuto."
Preparare una Maratona richiede tempo, dedizione, sacrificio, volontà. Significa essere capaci di rinunciare a tanti momenti in famiglia, a puntare la sveglia all'alba con qualsiasi condizione metereologica, significa forzare lottare con la propria testa nei giorni no.
Io penso che in ogni caso il gruppo può fare la differenza, essere un punto di forza, sapere di avere qualcuno con il quale stai condividendo un percorso. Siamo essere sociali fatti per avere relazioni e non per vivere isolati, la condivisione è fondamentale per noi esseri umani 😂
Il Gruppo. Noi Buccella siamo tanti ma tutti legati dalla dedizione alla corsa. Ognuno con i propri obiettivi e con le proprie possibilità.
In questi mesi ho osservato molto coloro che si sono preparati per affrontare la distanza Regina. Diciamo che "ho spiato" i loro allenamenti e la loro costanza, la dedizione, gli orari, quante volte uscivano.. Mossa dal piacere della lettura di questo libro mi sono fatta gli affari degli altri per capire, perdonatemi 😁 ma io sono una che osserva molto.
In questi mie compagni ho potuto osservare una fortissima motivazione e anche coraggio. Passione sì, ma tanto impegno e tanta testa. li vedevo "Age quod agis" ovvero " dedicati a ciò che stavano facendo".
Non si corre per diventare uomini o donne migliori, ma certamente si diventa migliori grazie alla corsa.
Accettiamo i nostri limiti, ripartiamo dalle nostre cadute e progettiamo nuovi obiettivi. In fondo la corsa è come la Vita: ci pone degli ostacoli, ci mette alla prova, cadiamo e ci rialziamo impegnandoci sempre per qualcosa di Bello.
"Attraversare il dolore è come correre: alla fine arriva la felicità."
Che sia una settimana di corse, obiettivi raggiunti e felicità.
La vostra Ross


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