domenica 23 novembre 2025

WHRFW (WE HAVE RUN FOR WOMEN)

Lo avevamo promesso. 
Ci saremmo sentiti anche dopo questa manifestazione ed ogni promessa è debito. Scrivo ancora a mente calda (e corpo freddo!) perché credo che alle volte (il più delle volte in realtà) sia giusto non metabolizzare le emozioni e lasciare che esse scorrano libere senza freni e senza filtri. Provi un qualcosa ora? Gridalo, scrivilo, buttalo fuori. Fallo conoscere. Oggi non scriveremo dei risultati seppure ottimi ottenuti dai nostri atleti. No. Oggi scriviamo di altro. Ci sarà un tempo e uno spazio anche per loro. 
WE RUN FOR WOMEN. Un weekend pazzesco. Ansia, risate, cartoni ovunque, scatole, scale, camion da caricare, birre saltate all'ultimo, "vediamo chi ha la scrittura più bella", fazzolettini, carrelli, un caffè, "Ci troviamo domani mattina alle 5", "Che taglia vuoi?".
Sarebbe bello poter disegnare un filo conduttore che possa unire tutto ciò. Vi ricordate quel gioco della settimana enigmistica, quello di unire i puntini? Ecco, ho pensato che in fondo l'immagine di questo weekend sia proprio questa: abbiamo unito tutti questi momenti e abbiamo delineato l'immagine. Semplicemente. Che immagine è uscita? Quella di persone che ci hanno creduto davvero in quel che stavano facendo. Persone che hanno messo anima e corpo e che hanno rubato l'alba di una gelida domenica di novembre per essere lì a sistemare 3 transenne e mettere uno striscione in prossimità del traguardo. Ha un senso tutto questo? Se non ci credi no. Anzi, è da pazzi. Incoscienti. Fanatici. Malati. Devo continuare? Ragazze che hanno fatto e rifatto mille conteggi affinché tutti avessero l'opportunità di gareggiare e di passare una mattinata in allegria e all'insegna del sociale. E lo hanno fatto in un freddo pomeriggio che di autunnale aveva poco e che anzi era da considerarsi a tutti gli effetti invernale. "Non mi sento più i piedi!", "Ho le dita congelate". Che senso ha? Ne ha? 


Non c'è stato in questo weekend un attimo di rilassamento eppure non sono mai mancati i sorrisi, gli incoraggiamenti nei confronti di tutti. È facile quando sei in una comfort zone ma quando sei sotto pressione allora li si che vengono fuori le peculiarità delle persone. Se mai avessi voluto averne una conferma beh...direi che la conferma c'è stata eccome. Nella stanchezza, nell'ansia da prestazione è facile lasciarsi andare a scoramento o al "ma andate al diavolo!": beh io non l'ho visto. Ognuno ha aiutato al massimo delle proprie possibilità, anzi oserei dire che ha superato anche il limite. Questa mattina ho maledetto la sveglia alle 04.55. Letteralmente. Poi sono andato lì, vicino alla partenza che sarebbe scattata ben 4 ore dopo e ho visto che c'erano già altre 4 persone, a -3° , che spostavano transenne, che pianificavano...


Hai freddo, sei stanco ma certe immagini è come se dopassero la tua voglia di fare. Non riesci a stare con le mani in mano e ti viene naturale aiutare o quantomeno renderti disponibile a farlo. Così ti trovi a spingere carrelli con scatoloni pieni di magliette nel buio della pre-alba. Salvo poi incantarti come un bambino quando vedi che certi colori appaiono all'improvviso solo in quelle situazioni.

Il conforto di qualche caffè e poi via di nuovo in pista. Madonna che freddo! Abbiamo ancora un botto di pettorali da consegnare...ma quando arrivano? "Non vedo l'ora che sia finita!". Ma forse forse non lo pensiamo davvero. Ci piace quella sensazione di essere li, pronti per essere giudicati bene o male. Passibili di errore tutti quanti. Sono i momenti che a parole non vuoi vivere ma che dentro di te, nel profondo, ti fanno scattare l'orgoglio di essere li in quel momento. E col cavolo che ci rinunci. "Mai più!". Ma figurati: sei il primo a dirlo e sarai il primo a rifarlo il prossimo anno. Prenderai spunto dagli errori di oggi, ne farai tesoro, li correggerai e ne farai di nuovi il prossimo anno. L'ho detto: è bello e giusto che sia così. Quando non hai più niente da imparare da una cosa o da una esperienza che senso avrebbe volerla ripetere? Potresti solo peggiorare no?

Ma tutto questo non avrebbe avuto un significato senza l'apporto di chi poi ha voluto scendere in strada, ovvero I runner. Non parlo solo di noi Buccellas perché sarebbe scontato e riduttivo: parlo di tutti coloro che hanno corso, camminato, che hanno passeggiato con il cane. Sono stati proprio loro ad unire i famosi puntini e a far comparire il disegno nascosto. Mi è capitato di captare verso la fine della gara un "Grazie ragazzi, alla prossima!". Beh, possono sembrare frasi di circostanza, forse lo sono, non mi interessa, ma averla sentita (e non era diretta a me) mi ha dato una carica di adrenalina. Sarò e sarà banale ma è quello che ho provato. Vuol dire che ci siamo stati, che abbiamo fatto un qualcosa che sicuramente almeno da una persona è stata apprezzata. E non è poco. 

Chiosa finale. Mi ha emozionato (mannaggia e me...la vecchiaia inizia così) vedere anche molti bambini entusiasti nel voler collaborare. In fondo per loro questa era una domenica da poter dedicare al sonno alla faccia di noi cosiddetti grandi; c'è chi ha dato le medaglie, chi spostava le transenne, chi mi ha aiutato a buttare via del vetro, chi era felice di essere li nonostante il freddo, chi non vedeva l'ora di veder passare la propria mamma dal traguardo. Avevano l'entusiasmo cucito addosso. Forse è quello il segreto. Forse è da lì che dobbiamo prendere sempre spunto. 



23 novembre 2025. 
Esserci era un dovere. 
Esserci è stato bellissimo. 

KOR

LC







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